bombino

Vino bianco pugliese

San Severo

Il San Severo DOC in bianco sfrutta le caratteristiche del Bombino bianco e del Trebbiane per delle discrete produzioni di vino.

di Redazione

15 luglio 2014

La zona vinicola

La zona vinicola del San Severo DOC si estende su un territorio posto a nord di Foggia, nell'omonima provincia, che occupa parte del Tavoliere e delle colline pedemontane del Gargano, dove però il famoso promontorio è escluso dalle coltivazioni. Si tratta di una zona di transizione tra il settore pedemontano appenninico e la famosa pianura definita Tavoliere di Puglia. Si tratta di colline di pendenza dolce, generalmente attorno al 5%, geologicamente conosciuta come Formazione della Daunia, costituita da rocce sedimentarie marine o continentale che si sono depositate nelle varie ere e geograficamente sparse. Sotto lo strato superficiale se ne distinguono diversi per natura geologica, di cui il più antico è composto da argille e marne, di diversi colori oppure siltose grigie che hanno alternanze scistose, arenarie e molasse. In questa zona peculiare il terreno è spesso soggetta a frane. L'area in questione si è formata tra il Peleogene e il Miocene. La Formazione della Daunia vera e propria invece è formata da vari strati di marne, a tratti miste ad argille dal grigio-verde al giallo, alternati a strati bentonici bianchi, calcareniti e calciruditi torbiditiche. Forte anche la presenza di scisti argillosi e argille di vari colori. Una caratteristica importante della Formazione della Daunia è la sua impermeabilità dovuta anche alla forte presenza di calcare per cui nel sottosuolo vi possono circolare numerosi torrenti che comunque, in parte assorbiti dall'argilla, danno vita a sostanze plastiche che poi originano i fenomeni franosi, che svelano in superficie gli strati argillosi. Questa parte della zona vinicola si è formata nel Miocene Inferiore. Poi vi sono aree dalla forte presenza argillosa colorata, di azzurro e grigio miste a marne grigie. Si tratta quindi di una geologia ricca di argilla, marne, calcari marnosi arenarie e calcareniti, spesso ridotte in limi. Qui vi è una forte presenza minerale di origine antica, dell'era dell'Olocene. Questo tipo di conformazione favorisce uve resistenti all'umidità, capaci di assorbire minerali in forte presenza di argilla. Il clima è quello consueto della Puglia, caldo e secco, con belle estati lunghe e calde e inverni miti, ottimi per le uve meridionali.

I vitigni

Il Bombino bianco e il Trebbiano sono i due vitigni principali di questa denominazione in bianco, anche se il disciplinare consente una leggera mescola con altre uve locali bianche, in particolare Malvasia Bianca e Falanghina, anche se queste ultime due possono essere utilizzate come monovitigno. Il Bombino Bianco è una delle uve principali della Puglia, coltivata anche nel resto del Meridione continentale e in alcune aree del centro, in particolare nel Lazio, nelle Marche, in Abruzzo e in Emilia-Romagna. In Abruzzo è il Trebbiano d'Abruzzo, meno acido del vero Trebbiano. Si ritiene sia di origine spagnola anche se presente nella nostra penisola dai tempi antichi. Matura tardi e rende molto, ma fornisce purtroppo in genere dei vini piatti. I grappoli sono medi, cilindrici e alati ma con acini molto grandi dalla spessa buccia. I suoi vini sono dipendenti dalle rese che devono essere limitate notevolmente per ottenere delle discrete qualità. Per questo spesso, in particolare in passato, venivano utilizzati per il mercato tedesco, poco abituato a vini importanti. In passato era usato anche come forma di pagamento, tanto è vero che in Romagna viene conosciuto con i sinonimi di Pagadebit e Straccia Cambiale. Oggi alcuni produttori hanno iniziato a vinificare in qualità, con buoni risultati riscontrabili in particolare nel San Severo e altre DOC della Puglia settentrionale. Il vitigno si presta anche alla spumantizzazione e si può accostare a piatti di pesce anche importante, ai crostacei e alle zuppe, sempre di mare. Il Trebbiano invece è l'uva più coltivata in Italia, anch'essa dalle alte rese e raramente di grande qualità, tanto da essere quasi sempre usata nel tagli per apportare quantità al vino.

San Severo DOC bianco

La denominazione di origine controllata San Severo DOC fu creata per decreto ministeriale già il 19 aprile del 1968 per autorizzare la produzione di vini bianchi, rossi e rosati nei comuni di San Severo Torremaggiore San Paolo di Civitate in parte dei territori dei comuni di Apricena, Lucera, Poggio Imperiale e Lesina, tutti in provincia di Foggia. Per quanto riguarda la produzione di bianchi, di nostro interesse in questo articolo, sono previste le tipologie bianco da vinificare anche frizzante e spumante assemblato con il 40-60% di Bombino Bianco e il 40-60% di Trebbiano bianco a cui si puo aggiungere un 15% massimo di altri vitigni bianchi. Poi vi sono le tipologie monovitigno Bombino bianco, Malvasia bianca di Candia, Trebbiano bianco e Falanghina, tutte con la presenza del vitigno menzionato per almeno il 15%. Le rese possono essere al massimo di 16,5 tonnellate per ettaro per il bianco e di 14,5 per i monovitigno.

I produttori

Tra i produttori si segnala D'Alfonso del Sordo con il suo buon San Severo Bianco Posta Arignano, una miscela con il 50% di Bombino, il 40% di Trebbiano e un 10% di Verdeca. Minerale e fruttato, in bocca sapido e morbido, è ottimo con le seppie e piselli.

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Domande frequenti

  • Quali sono i vitigni obbligatori per produrre il San Severo DOC bianco?
    Per ottenere il San Severo DOC bianco, il disciplinare impone un blend specifico: il 40-60% deve essere costituito da Bombino Bianco e il restante 40-60% da Trebbiano Bianco. È consentito integrare la miscela fino al massimo del 15% con altri vitigni bianchi a bacca bianca non aromatici, tipici della zona, come Malvasia Bianca o Falanghina. Inoltre, la denominazione prevede anche tipologie monovitigno, dove il vitigno principale (Bombino, Trebbiano, Malvasia di Candia o Falanghina) deve essere presente per almeno il 15%, permettendo così una maggiore espressione delle singole varietà rispetto all'assemblaggio classico.
  • Come influisce il suolo della Formazione della Daunia sulle caratteristiche del vino?
    Il territorio del San Severo DOC si distingue per la geologia complessa della Formazione della Daunia, composta da strati di marne, argille, calcareniti e scisti argillosi. Questa composizione, ricca di argilla e calcare, conferisce al terreno una certa impermeabilità che favorisce la circolazione sotterranea delle acque e l'assorbimento di minerali antichi. Tali condizioni pedologiche stressano moderatamente la vite, stimolando le radici a cercare nutrienti in profondità. Di conseguenza, le uve sviluppano una maggiore resistenza all'umidità e acquisiscono profili minerali distintivi, che si riflettono nei vini finali attraverso note sapide e una struttura che bilancia la tipica leggerezza dei vitigni autoctoni pugliesi.
  • In quali abbinamenti culinari si consiglia di servire il San Severo DOC bianco?
    Grazie alla sua freschezza e al profilo minerale, il San Severo DOC bianco si abbina eccellentemente ai sapori delicati del Mediterraneo. È particolarmente indicato per accompagnare primi piatti a base di pesce, come le seppie, specialmente se preparate con verdure primaverili come i piselli, come suggerito dalle note di alcuni produttori locali. La sua acidità strutturata lo rende perfetto anche per antipasti di mare, crostacei leggeri, zuppe di pesce e molluschi. Inoltre, grazie alla versatilità del Bombino Bianco, può essere apprezzato anche in versione frizzante o spumante, ideale per aperitivi o per accompagnare fritture leggere e stuzzichini salati durante i mesi caldi.
  • Cosa distingue il Bombino Bianco dagli altri vitigni bianchi pugliesi?
    Il Bombino Bianco è un vitigno storico, probabilmente di origine spagnola, noto per la sua elevata produttività e maturazione tardiva. Sebbene in passato fosse spesso utilizzato per produrre vini semplici o destinati all'esportazione di massa (noto anche come 'Pagadebit'), oggi sta vivendo una rinascita qualitativa, soprattutto nel San Severo DOC. A differenza del Trebbiano, che tende a diluire il colore e l'aroma, il Bombino offre una struttura più corpulenta e una buona acidità residua. Le sue uve, con acini grandi e buccia spessa, richiedono rese contenute per esprimere il meglio, regalando vini sapidi, minerali e dotati di un potenziale di invecchiamento superiore alla media dei bianchi pugliesi tradizionali.
  • Quali sono i limiti di resa consentiti per il San Severo DOC bianco?
    Per garantire la qualità del prodotto finale, il disciplinare del San Severo DOC fissa dei tetti massimi di resa per ettaro piuttosto rigorosi. Per la tipologia di assemblaggio standard (bianco frizzante/spumante o fermo), la resa massima ammessa è di 16,5 tonnellate per ettaro. Tuttavia, per le tipologie monovitigno (come il solo Bombino, Trebbiano, Malvasia o Falanghina), il limite si abbassa a 14,5 tonnellate per ettaro. Questi vincoli mirano a prevenire l'eccessiva diluizione dei sapori, costringendo i produttori a gestire attentamente la vegetazione e i grappoli per concentrare aromi e mineralità, elementi cruciali per elevare la percezione di questi vitigni tradizionalmente considerati 'da taglio'.

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