Nerello Mascalese

Vitigni rossi

Nerello Mascalese

Il Nerello Mascalese è un antichissimo vitigno siciliano che da sempre produce eleganti vini paragonati a quelli della Borgogna che hanno affascinato in tempi remoti già gli imperatori romani. I suoi vini, prodotti in una ristretta area alle pendici dell'Etna, sono tra i migliori che l'Italia possa offrire nel panorama internazionale.

di Redazione

15 settembre 2012

La varietà

Il Nerello Mascalese è un vitigno a bacca rossa autoctono della Sicilia, specificatamente della parte orientale dell'isola, le cui origini possono essere fatte risalire alla colonizzazione greca del VII secolo avanti Cristo, quando questo popolo iniziò ad occupare proprio le coste del Messinese e quelle calabre per poi insediarsi in tutto il Meridione. Il primo insediamento risale alla fondazione di Naxos nel 734, di Zancle nel 730 e di Catania nel 728. Qui i Greci importarono fra le popolazioni locali le talee provenienti dalla madrepatria e il culto di Dioniso dedicato proprio al vino, ed è proprio in questo contesto storico e in queste tre città che si può risalire all'origine del Nerello Mascalese, in cui successivamente le città di Mascali e Messina svolsero un ruolo fondamentale. Nonostante la mancanza di fonti storiche certe vista l'epoca, c'è comunque la sicurezza che il Nerello Mascalese sia da far risalire alla fondazione di Naxos, da dove poi si diffuse nel catanese e nel messinese, lasciando la zona del litorale per espandersi anche all'interno fino alle pendici dell'Etna, dove trovò in epoca romana i terreni vulcanici più adatti alla produzione del vino. Appartiene a questa area infatti la vinificazione dei famosi mamertini che emozioneranno dapprima i Dionigi di Siracusa per poi diffondersi in tutta la costa orientale e divenire un vino ricercatissimo e costoso con l'arrivo dei Romani. La capitale che trasformò il vino in uno dei commerci più floridi utilizzò i marmetini per festeggiare le baccanali, mentre Cesare scelse fiumi di costosi e ricercati Tauromenitanum e Mamertinum per celebrare le sue vittori galliche. Altrettanto rinomati erano il Catiniensis e l'Adrumenitanum sempre provenienti dalla zona del vulcano. Alla caduta dell'Impero Romano la coltivazione della vite e la produzione del vino conobbero fasi alterne tra le dominazioni arabe, normanne e borboniche, fino ai giorni nostri e all'introduzione delle denominazioni di origine che hanno riportato definitivamente questi vini tra quelli di livello internazionale. Il Nerello Mascalese in particolare viene coltivato quasi esclusivamente nella zona di Mascali da tempo immemorabile su un terreno più volte ricoperto dalle colate laviche dell'Etna. Presenta grappoli cilindrici allungati, e dei chicchi di medie dimensioni dai colori molto chiari e medie concentrazioni di pruina. La sua maturazione è tardiva, addirittura nella seconda metà di ottobre. Viene chiamato anche Niuriddu Mascalisi. Una volta allevato ad alberello, negli ultimi decenni è stato spesso convertito al cordone speronato con ottimi risultati.

I vini del Nerello Mascalese

Il Nerello Mascalese viene utilizzato quasi esclusivamente alle pendici dell'Etna, nella Piana di Mascali in provincia di Catania e nella zona di Capo di Faro nella provincia di Messina. È la base della denominazione DOC Etna dal 1968 e una percentuale importante in quella Faro dal 1976. viene generalmente assemblato con il suo parente stretto, il Nerello Cappuccio che si presenta nel vino con un massimo del 20 per cento del taglio. Fornisce vini di un bel rubino granata negli invecchiamenti, molto frequenti per questo vitigno grazie al suo apporto acido. All'aumentare della presenza del Nerello Mascalese il vino veste toni arancio e mattone nell'affinamento. La gamma olfattiva è generalmente delicata e complessa, con aromi spiccati forniti dal territorio vulcanico dove viene coltivato. I colori sono comunque scarichi mentre l'alta acidità consiglia il consumo sempre dopo un dovuto invecchiamento, che porta questi vini a livelli molto alti, paragonabili ai borgognoni, con il vitigno che potrebbe giustamente entrare a far parte dei grandi nobili rossi mondiali. Caratteristici sono anche i tannini spiccati e ben presenti. Gli aromi sono comunque delicati e spaziano dal floreale della viola e delle rose ai fruttati rossi, fino ai sentori terziari dell'invecchiamento, toccati da note vanigliate. Non di meno il palato una volta affinato conserva tannini molto levigati, un gusto morbido e un equilibrio perfetto. I vini risultano comunque molto sensibili alle variazioni annuali, un'altra caratteristica da grande vitigno borgognone o piemontese.

I produttori

Pochi produttori per questo vitigno ma con risultati di livello assoluto, a partire da Tenuta delle Terre Nere che vinifica un grandissimo Nerello Mascarese in purezza nell'Etna Rosso Vigneto Guardiola insolitamente scuro. Bella la potente gamma olfattiva, piena di lavanda e erbe aromatiche immerse in fondi fruttati e ferrosi, con balsamici tocchi mentolati e una bella speziatura finale. La bocca ha una grande struttura morbida e sapida, dopo 18 mesi di affinamento, per incontrare gli agnelli al vino e menta. Uno splendido Nerello Mascalese, questa volta in assemblaggio con il Cappuccino e il Nocera, anche nel Faro DOC di Palari, elegante e complesso nei suoi tocchi minerai, nelle sue speziature orientali, pieno di frutti di bosco. Il palato glicerico e sapido, colpisce per la sua morbidezza e i tannini levigati. Un vino maestoso, invecchiato 18 mesi in botte prima dell'incontro con gli stracotti.

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Domande frequenti

  • Perché il Nerello Mascalese viene spesso paragonato al Pinot Nero della Borgogna?
    Il paragone nasce dalla capacità del Nerello Mascalese di esprimere una grande eleganza, complessità aromatica e sensibilità al terroir, caratteristiche tipiche del Pinot Nero. Entrambi i vitigni producono vini con tannini fini ma strutturati, alta acidità naturale e una gamma olfattiva che spazia dal floreale (rosa, viola) ai frutti rossi maturi, evolvendosi verso note terziarie complesse come spezie, cuoio e sottobosco durante l'invecchiamento. Inoltre, entrambi sono vitigni 'capricciosi', estremamente sensivi alle annate climatiche e alle caratteristiche pedoclimatiche specifiche, richiedendo cure accurate in vigna e in cantina per raggiungere il loro potenziale massimo. Questa affinità stilistica li rende i principali esponenti del concetto di 'vino di terroir' nel panorama mondiale.
  • Qual è la differenza principale tra Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio?
    Sebbene siano strettamente imparentati e crescano spesso nelle stesse zone etnee, presentano differenze morfologiche e enologiche significative. Il Nerello Cappuccio ha grappoli più compatti e bacche leggermente più scure rispetto al Mascalese, che ha invece grappoli cilindrico-allungati e bacche chiare. Enologicamente, il Cappuccio dona al vino una maggiore struttura, colore intenso e corpo, mentre il Mascalese offre maggiore eleganza, aromaticità fine e acidità vivace. Per questo motivo, il Mascalese è quasi sempre il vitigno predominante nei tagli, mentre il Cappuccio viene aggiunto in percentuali minori (solitamente fino al 20%) per dare robustezza e persistenza al vino finale, creando un equilibrio armonioso tra potenza ed eleganza.
  • Come si presenta il colore del vino e come evolve con l'invecchiamento?
    Al momento del imbottigliamento, il Nerello Mascalese mostra un colore rosso rubino brillante, talvolta tendente al granata se il vitigno è maturo. Tuttavia, la sua caratteristica distintiva è la rapida evoluzione cromatica dovuta all'alta acidità e alla bassa concentrazione di antociani stabili. Con l'invecchiamento, il vino perde intensità, diventando traslucido e assumendo riflessi aranciati e mattone, tipici dei vini rossi leggeri e strutturati. Questo processo non indica un difetto, ma evidenzia la maturità e la complessità del vino. L'invecchiamento in legno (spesso barrique o botti grandi) accelera questa evoluzione, portando il colore verso tonalità più calde e brillanti, accompagnate da una maggiore morbidezza tannica.
  • Quali sono i profumi tipici associati al territorio vulcanico dell'Etna?
    L'identità olfattiva del Nerello Mascalese è profondamente legata ai suoli vulcanici ricchi di minerali della zona. Si distinguono immediatamente note floreali delicate come rosa e viola, affiancate da una frutta rossa fresca e matura (ciliegia, lampone, fragolina di bosco). Col passare degli anni e con l'affinamento, emergono senturi terziari complessi: spezie dolci (vaniglia, cannella), erbe aromatiche mediterranee, note balsamiche (menta, eucalipto) e, soprattutto, il tipico retrogusto minerale che ricorda la pietra focaia, il fumo o il ferro. Questa combinazione crea un profilo aromatico unico, fresco e avvolgente, che distingue nettamente questi vini da altri rossi siciliani o italiani.
  • Quanto deve invecchiare un vino di Nerello Mascalese per essere bevuto al meglio?
    Grazie alla sua elevata acidità naturale e alla struttura tannica, il Nerello Mascalese beneficia notevolmente dell'invecchiamento, sia in legno che in bottiglia. Generalmente, i vini giovani possono essere beverini entro 2-3 anni, mostrando la loro freschezza fruttata. Tuttavia, per apprezzarne appieno la complessità, l'eleganza e la levigatezza dei tannini, è consigliabile attendere almeno 5-7 anni dall'annata. I grandi esempi, specialmente quelli da vigneti storici o con lunghi affinamenti in legno, possono evolversi magnificamente per 10-15 anni o più, sviluppando aromi di sottobosco, tabacco, cuoio e spezie che bilanciano perfettamente la struttura acida. L'invecchiamento è quindi fondamentale per trasformare la potenziale durezza iniziale in morbidezza e armonia.

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