Forastiera

Vitigni bianchi

Forastiera

La Forastiera è un vitigno che fu importato nell'ottocento per combattere la filossera e che successivamente ha guadagnato stima ad Ischia, dove viene vinificato anche in purezza con buoni risultati.

di Redazione

17 luglio 2012

La varietà

La Forastiera è un uva bianca la cui origine è incerta ma si sa di preciso che fu importata per combattere la filossera che colpì duramente i vitigni europei nell'ottocento.. Viene chiamata anche Furastiera, Forestiera, Frastera. È tipica dell'isola di Ischia, dove le coltivazioni risalgono al tempo degli Eubei, i primi colonizzatori greci che importarono dalla madrepatria la Biancolella nel VII secolo A.c. L'isola produsse vino da questo vitigno fino all'ottocento, quando la farfalla fece rischiare l'estinzione dell'uva autoctona. Così nella seconda metà dell'ottocento si inserì questa uva di provenienza sconosciuta e per questo indicata come forestiera, da cui il nome e i vari nomignoli. Oggi quest'uva si è perfettamente integrata tanto che viene designata come autoctona e non importata. È diffusa, oltre che a Ischia, anche nel resto della regione, a macchia di leopardo, o in misura molto minore in Sardegna. Il grappolo ha dimensioni medie, è cilindrico o piramidale con forma a spargolo. Gli acini hanno la buccia sottile con alte concentrazioni di pruina, e sono gialli con riflessi verdi. La maturazione è nella media, dopo la metà di settembre. Ha una buona produttività, costante ed è una specie vigorosa. Resiste naturalmente alla fillossera, motivo per cui fu importata e ad altre malattie in genere. Non è facile coltivarla e infatti dopo la crisi dovuta alla farfalla parassita e le nuove soluzioni poi trovate nel corso del novecento si consigliò di sradicarla ma ormai le coltivazioni erano estese e il vino di buona qualità.

I vini dalla Forastiera

La Forastiera fornisce vini di discreta qualità anche se incostante visto che risultano morbidi in determinate annate. I profumi sono di fiori e frutti bianchi. Al palato risulta, secco, fresco, e leggermente frizzante in alcune annate. Trova ottimi abbinamenti con i gamberoni e altri crostacei, serviti a circa 9 gradi. Il colore è un giallo paglierino tenue. Viene impiegato nell'Ischia DOC e in alcuni IGT come il Beneventano, l'Epomeo, il Campania, il Terre di Volturno, il Colli di Salerno, il Pompeiano, il Paestum e il Roccamorfina.

I migliori produttori

Ischia è la patria della Forestiera e tra i produttori si segnala Casa d'Ambra con il suo Ischia Forastiera Euposia in purezza, di un bel paglierino. Ottimo olfatto di fiori di mandorla e di agrumi, con delle note salmastre. Ha un buon palato elegante e leggero, fine, ottimo per il sauté di cozze. Il vitigno partecipa anche all'assemblaggio dell'Ischia Biancolella de Il Giardino Mediterraneo, un ottimo bianco ai fiori con toni salmastri, ben sapido e fresco con un finale fruuttato, ottimo per le grigliate miste di pesce. Altra partecipazione è nel Ischia Bianco Superiore Vigne di Chignole di Pietratorcia, un bel vino alla frutta secca e erbe aromatiche, ben sapido per il dentice ai funghi e patate novelle.

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Domande frequenti

  • Perché il vitigno Forastiera è stato importato nell'Ottocento?
    La Forastiera fu introdotta in Italia, e specificamente a Ischia, durante la seconda metà dell'Ottocento come risposta alla devastante epidemia di fillossera. Questo parassita, arrivato dall'America, aveva decimato i vitigni europei autoctoni, portando molte vigne sull'orlo dell'estinzione. Poiché la Forastiera possedeva una resistenza naturale alla fillossera, divenne una risorsa cruciale per salvare la produzione vitivinicola locale. Sebbene inizialmente considerata un'importazione necessaria per la sopravvivenza economica dell'isola, col tempo si è integrata così profondamente nel territorio ischitano da essere oggi riconosciuta e trattata come un vitigno autoctono a tutti gli effetti.
  • Quali sono le caratteristiche organolettiche principali del vino Forastiera?
    Il vino ottenuto dal vitigno Forastiera presenta un colore giallo paglierino tenue. Al naso, offre profumi eleganti di fiori bianchi, frutta fresca e talvolta note di agrumi o fiori di mandorla, con possibili sfumature salmastre dovute al microclima insulare. Al palato si conferma secco, fresco e di struttura leggera ed elegante; in alcune annate può presentare una lieve effervescenza naturale. La sua acidità ben bilanciata lo rende un vino vivace, ideale per accompagnare piatti marini delicati. La qualità può variare leggermente da anno ad anno, mostrando talvolta una maggiore morbidezza in certe annate specifiche.
  • Come si consiglia di servire il vino Forastiera?
    Per esaltare appieno le sue caratteristiche di freschezza e delicatezza aromatica, il vino Forastiera va servito a una temperatura compresa tra i 7 e i 9 gradi Celsius. Questa temperatura bassa permette di preservare la volatilità dei profumi floreali e fruttati senza nasconderli sotto l'eccessivo calore. Si tratta di un vino leggero e sapido, perfetto per essere gustato come aperitivo o accompagnato da antipasti leggeri. La sua struttura non troppo strutturata richiede bicchieri di medie dimensioni per concentrare meglio l'aroma, garantendo una degustazione pulita e rinfrescante che accompagna idealmente i sapori del mare.
  • Con quali piatti si abbina meglio il vino Forastiera?
    Grazie alla sua acidità vivace e alla nota sapida, il Forastiera trova il suo abbinamento ideale con i frutti di mare e i crostacei. È eccellente con i gamberoni, le cozze (specialmente in preparazioni al sauté) e altri molluschi che richiedono un vino in grado di pulire il palato dai grassi. Si sposa bene anche con il pesce alla griglia, come il dentice, soprattutto se accompagnato da contorni vegetali come le patate novelle o funghi. La sua versatilità lo rende adatto anche a piatti di cucina mediterranea leggera, dove non deve coprire i sapori delicati della materia prima, ma piuttosto esaltarne la freschezza.
  • Dove viene prodotto principalmente il vino Forastiera?
    Il cuore produttivo della Forastiera è indubbiamente l'isola di Ischia, dove la varietà è storicamente radicata e viene spesso vinificata in purezza, ottenendo risultati di alta qualità. Oltre a Ischia, la coltivazione si diffonde a macchia di leoparo nel resto della Campania, con presenze minori anche in Sardegna. Enologicamente, il vitigno è utilizzato sia nelle produzioni monovarietali, come l'Ischia Forastiera, sia come componente importante negli assemblaggi dell'Ischia DOC (ad esempio con la Biancolella) e in varie denominazioni IGT regionali come il Beneventano, il Campanico e il Terre di Volturno, contribuendo alla struttura e alla freschezza di questi blend.

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