Lavori in corso in un nuovo vigneto

Manutenzione vigneti

L'impianto del vigneto

Impiantare un vigneto non è una cosa semplice, e richiede una progettazione attenta per rispondere sia a tutte le esigenze della vigna, sia alla normativa europea e regionale che regola la materia. In questo articolo daremo delle indicazioni generali su quelle che sono le priorità nella progettazione di un nuovo impianto o di un reimpianto.

di Redazione

26 marzo 2012

Iniziare la coltivazione da zero

Anche se la maggior parte dei vigneti è già impiantata, ogni coltivatore deve necessariamente progettare i nuovi impianti, in relazione a molti fattori, inclusi il rimpiazzo dei vigneti vecchi ormai in via di esaurimento di risorse o l'impianto di nuove varietà che si intendono iniziare a produrre nel futuro. Oppure coltivatori che intendono cimentarsi nelle coltivazioni delle uve da vino. L'età media dei vigneti è di circa 45 anni, ma alcuni vigneti hanno una vita media di 20 e altri possono arrivare anche a 80 anni. Questo dipende dalla varietà, e incide sulle produzioni, che entrano nel loro periodo migliore dal settimo anno di eta circa fino al ventesimo, trentesimo anno nei vitigni che hanno una vita media di 40, 50 anni. Dopo questo periodo i vigneti iniziano la loro vecchiaia, un po come gli umani, e la loro produttività si riduce lentamente ma sensibilmente. I vigneti vanno quindi rimpiazzati regolarmente, anche se questo significa chiaramente in un arco di tempo di qualche decennio. Anche nel caso in cui un coltivatore acquisisca nuovi terreni che intenda utilizzare per la coltivazione delle uve, o rimpiazzare le sue varietà con altre più appetibile o più modaiole, come spesso è accaduto nel corso degli anni con l'esplosione delle uve francesi piantate un po ovunque, dovrà progettare il suo vigneto in modo da avere delle buone rese e una buona qualità, in tempi relativamente brevi, sempre nel rispetto dei processi naturali della pianta. Oggi, tutte queste operazioni, sono regolate per legge, a tutela del consumatore e degli stessi coltivatori che intendano adottare comportamenti corretti, contrariamente a qualche furbacchione che intende la natura solo come fonte di profitto. La legislazione regola anche le norme sia per la topografia del vigneto, integrando anche le norme del lavoro. La legge che regola l'impianto, o il reimpianto di un vigneto è la normativa europea del 31 luglio 2010, e non è applicabile ai vigneti con estensioni inferiori a 0,1 ettari, che fanno riferimento alle normative regionali. L'area totale del vigneto è composta da un'area produttiva e un'area di servizio, che servirà al passaggio delle attrezzature. I calcoli dovranno essere presentati nel progetto, insieme ad altri fattori come l'analisi del terreno.

La scelta delle varietà

Una serie di fattori vanno presi in considerazione nella progettazione di un impianto. Innanzi tutto serve un'analisi ambientale accurata per la scelta delle varietà da impiantare. Nel novecento molti coltivatori, spinti più dalla richiesta dei consumatori che da un'attenta analisi del territorio, hanno piantato delle varietà non adatte al loro tipo di suolo. Questo è successo spesso con le uve francesi, conosciutissime e quindi appetibili per le etichette, ma dai risultati spesso deludenti in alcuni tipi di terroir assolutamente non idonei. Un esempio è il Pinot Noir, che soffre i climi caldi e i terreni poveri di sabbia o calcare, piantato ovunque senza un'analisi concreta verso la metà degli anni 70. C'è inoltre da ricordare che oramai la scelta delle varietà è spesso regolata dalle normative regionali, che mirano proprio a non incorrere in questi errori e a difendere le uve autoctone.

I fattori da tenere in considerazione nel caso di nuovo impianto o reimpianto

Questa scelta e le altre vanno fatte non prima di aver valutato: la stanchezza del terreno, la posizione topografica ed altimetrica, l'analisi chimico-fisica, il tipo di erosione e di drenaggio del territorio, la densità degli impianti e i portainnesti, le forme d'allevamento e i tempi dell'impianto. Tutti questi fattori generali, sono strettamente connessi tra loro e vanno valutati nel loro insieme. La stanchezza del territorio va valutata attentamente quando si ha la necessità di impiantare il nuovo vigneto immediatamente, senza poter attendere almeno un paio di anni per far riposare il terreno. In questo caso bisogna preparare bene il terreno, togliendo tutte le radici e pulendolo bene da tutte le erbacce che potrebbero togliere i necessari nutrienti. Si sconsiglia comunque di procedere in caso di terreni particolarmente sfruttati che necessitano di riposo. L'analisi chimico-fisica del suolo risulta di estrema rilevanza quindi anche nella decisione della varietà e dei portainnesti che si vogliono impiantare. Conoscere gli elementi nutritivi del proprio terreno consente di eseguire le giuste scelte anche per quel che riguarda la preparazione stessa dell'impianto, che viene generalmente irrorato con fosforo, potassio e manganese, che serviranno da supporto nutritivo alle future piante, decisivo soprattutto nella fase iniziale quando le radici non sono così profonde. Molto importante è anche la valutazione dell'erosione, che potrebbe, se eccessiva, letteralmente portare via pezzi utili al vigneto, e del drenaggio del terreno. In quest'ultimo punto bisogna ricordare che la vite generalmente soffre molto l'umidità, e viene quindi penalizzata da terreni che mal drenano l'acqua, restando molto umidi. Anche la densita degli impianti è molto connessa a questi fattori, oltre a quelli delle rese. Per tutti questi fattori comunque è sempre necessario riferirsi alla legislazione vigente.

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Domande frequenti

  • Quali sono i principali vincoli normativi per l'impianto di un nuovo vigneto?
    L'impianto e il reimpianto dei vigneti sono rigorosamente regolamentati, principalmente dalla normativa europea del 31 luglio 2010. Questa legislazione si applica a tutti i vigneti con estensione superiore a 0,1 ettari, mentre le superfici minori rientrano nelle competenze delle normative regionali. Le regole mirano a tutelare sia il consumatore che il coltivatore, imponendo standard precisi sulla topografia, sulle modalità di lavoro e sulla sostenibilità ambientale. È fondamentale presentare progetti dettagliati che includano analisi del suolo e calcoli delle aree produttive e di servizio, assicurandosi che ogni operazione rispetti i processi naturali della pianta e le leggi vigenti per evitare sanzioni e garantire la corretta gestione del territorio.
  • Come influisce la 'stanchezza del terreno' sulla scelta di reimpiantare subito?
    La stanchezza del suolo è un fattore critico che determina la fattibilità tecnica ed economica di un reimpianto immediato. Se il terreno è stato intensamente sfruttato, ripiantare vite senza un periodo di riposo può compromettere lo sviluppo delle nuove radici e la salute generale della vigna. In tali casi, si consiglia di attendere almeno due anni per permettere al suolo di recuperare le sue proprietà biologiche. Se il reimpianto è urgente, è obbligatorio effettuare una pulizia accurata, rimuovendo tutte le vecchie radici e le infestanti che competono per i nutrienti. Tuttavia, questa pratica è sconsigliata sui terreni particolarmente degradati, poiché il rischio di fallimento colturale aumenta significativamente senza un adeguato recupero della fertilità del suolo.
  • Perché l'analisi chimico-fisica del suolo è decisiva per la selezione varietale?
    L'analisi del terreno fornisce dati essenziali sugli elementi nutritivi disponibili, guidando le scelte strategiche su quali varietà e portainnesti impiantare. Conoscere la composizione chimico-fisica permette di adattare la viticoltura al terroir specifico, evitando errori storici come la piantagione indiscriminata di varietà internazionali inadatte. Ad esempio, sapere se il suolo è ricco di calcio o povero di sabbia aiuta a selezionare vitigni resistenti e produttivi. Inoltre, questi dati indicano le correzioni necessarie durante la preparazione dell'impianto, come l'irrorazione con fosforo, potassio e manganese. Questi supporti nutrizionali sono vitali nelle fasi iniziali, quando le radici sono ancora superficiali e devono attecchire efficacemente nel nuovo ambiente.
  • Quali rischi comportano terreni con scarso drenaggio per la vite?
    La vite è una pianta che soffre notevolmente l'eccesso di umidità stagnante; pertanto, terreni con scarsa capacità di drenaggio rappresentano un rischio elevato per la salute della vigna. L'accumulo di acqua nelle radici favorisce lo sviluppo di marciumi radicali e indebolisce la pianta, rendendola più suscettibile a malattie fungine e stress idrico paradossale. Durante la progettazione del vigneto, la valutazione del drenaggio è cruciale quanto quella dell'erosione. Terreni che trattengono troppa acqua richiedono interventi correttivi specifici o, meglio ancora, la selezione di portainnesti tolleranti all'umidità. Ignorare questo aspetto può portare a rese ridotte e a una qualità dell'uva compromessa, vanificando gli investimenti iniziali nell'impianto.
  • Cosa è cambiato nella selezione delle varietà rispetto al passato?
    Nel passato, specialmente negli anni '70, c'era una tendenza a piantare varietà internazionali come il Pinot Noir dettata più dalla moda e dalla domanda del mercato che dall'idoneità del territorio. Spesso si ignorava l'adattamento al clima locale, portando a risultati deludenti, dato che molte di queste uve soffrono climi caldi o terreni non adatti. Oggi, la normativa regionale e una maggiore consapevolezza scientifica spingono verso una selezione più oculata, privilegiando l'adattamento al terroir e la tutela delle uve autoctone. La scelta varietale non è più guidata esclusivamente dal marketing, ma da un'analisi ambientale accurata che garantisce sostenibilità, qualità del prodotto e rispetto delle caratteristiche pedoclimatiche specifiche di ogni zona.

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