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Uva e Vitigni · Vitigni bianchi

Arneis

Aggiornato il 23 agosto 20123 capitoli5 domande frequenti
Arneis

La varietà

L'Arneis è un vitigno autoctono a bacca bianca della zona di Alba, in Piemonte, forse originario della riva sinistra del fiume Tanaro. In verità la sua origine è del tutto sconosciuta, molto antica, e non ci sono testimonianze che ne attestino la coltivazione fino al quattrocento, quando viene descritto come già fortemente legato alla zona del Roero, oggi sua terra di coltivazione. Si puo dedurre che sia stato coltivato qui per secoli e quindi già ai tempi dei Romani, ma nessuna testimonianza può fornirne la prova. Nei secoli precedenti comunque si sa che occupava estese superfici, ridotte poi notevolmente tra la prima e la seconda guerra mondiale a causa dello spopolamento delle campagne per la forte industrializzazione che caratterizzò il Piemontese nelle sue forniture belliche. Fu poi dimenticato tanto che negli anni Sessanta erano presenti pochi vigneti per lo più mescolati a quelli del Nebbiolo per la sua caratteristica di tenere lontani gli uccelli, grazie ad una maturazione molto precoce e ad acini molto dolci. Poi alcuni produttori, in cerca di bianchi di carattere da affiancare ai grandi rossi prodotti dal Nebbiolo e dal Barbera, ne riscoprirono le qualità, rilanciandone la coltivazione grazie anche a nuovi cloni che ne migliorarono notevolmente i risultati, prima incostanti. Da quella produzione incostante sembra tra l'altro che ne deriverebbe il nome dal dialetto locale in cui il termine Arneis indica le caratteristiche di “birichino” e “scapestrato”. Questo nome sembra derivi dal medioevale del quattrocento Renesio o Renexi, quando sulle colline del Roero veniva utilizzato per produrre vini dolci. La sua riscoperta ha portato anche alla produzione di ottimi vini secchi. Il vitigno si presenta con grappoli di medie dimensioni, compatti, a forma, in alcuni casi alati. Gli acini sono sempre di medie dimensioni, sferici con colori verde-giallo che assumono toni dorati nella parte esposta direttamente al sole. Le bucce sono molto concentrate in pruina. Ha un'ottima vigoria e ora anche una discreta costanza grazie ai nuovi cloni allevati a controspalliera con sistema di potatura Guyot, anche se può tranquillamente subire potature corte. Viene chiamato anche Nebbiolo Bianco per i suoi tralci robusti e dritti, ma è conosciuto anche con il nome di Bianchetta. Molto fertile, si trova a suo agio sui terreni collinari di ottima esposizione, con maturazioni che arrivano in genere alla fine di settembre, comunque mai prima della metà del mese. Viene coltivato quasi esclusivamente sulla riva sinistra del Tanaro, nel Roero, in provincia di Cuneo. Altre che in Piemonte viene coltivato anche in Sardegna.

I vini dell'Arneis

L'Arneis una volta utilizzato quasi esclusivamente nella produzione dei vini dolci, oggi fornisce anche vini bianchi secchi di carattere specifico, fruttati e ben delineati da consumare però giovani, entro tre anni, a causa della bassa acidità. Naturalmente viene ancora prodotto del vino nella versione passito. Dal 7 dicembre 2004 ha anche una sua denominazione di origine con il Roero DOCG. L'Arneis fornisce ai vini profumi di fiori e frutta bianca che vengono talvolta terminati da sensazioni di frutta secca. In genere il corpo è pieno, leggermente acido con un finale di mandorla amara. Viene molto utilizzato anche nella denominazione Piemonte DOC e Langhe DOC dove può essere vinificato in purezza. Nel Roero viene anche spumantizzato.

I produttori

Sono molti i produttori che vinificano l'Arneis con buoni risultati. Tra i migliori in purezza il Roero Arneis San Michele DOC di Deltetto, un ottimo vino dai sentori di frutta bianca sia mediterranea che tropicale, con belle finiture erbacee e cremose. Un bel corpo acido e pieno contrasta con un certo nervosismo al palato. Ottimo con la robiola. Anche il Daivej dello stesso produttore si segnala per la sua buona qualità, con naso fragrante di pane, con i tocchi tropicali dell'ananas e le sensazioni dell'acacia. Da provare con l'insalata russa. Un grande Roero Arneis viene Bruno Giacosa, un maestro già del Barolo, con eleganti sensazioni di pesche, albicocche e fiori d’acacia finite da ottime note agrumate. Il palato è ben fresco, morbido, con un bel finale croccante. Ottimo con le terrine di verdure. Senza dubbi ottimo anche il Roero Arneis Gianat di Negro, minerale e affumicato con toni di tostatura e di nocciola. Al palato è affumicato, con belle sensazioni dall'affinamento in rovere e note di caramello. Per lui il rombo al pistacchio. Un gran prodotto anche il Roero Arneis di Vietti, di grande identità con profumi di pesche, nocciole e pere ben presenti. Il palato si esprime con eleganza e leggerezza, da associare alla quiche. Con il Langhe Arneis Bricco Cappellina di Voerzio il vino esprime intensi profumi erbacei, con salvia e agrumi in primo piano. Palato pieno, molto equilibrato, leggero con una bella vena sapida. Ottimo con il lardo al rosmarino. Con Ugo Lequio invece il Langhe Arneis si fa delicato, con profumi di fiori bianchi e nocciola tostata. Anche qui equilibrio e leggerezza contraddistinguono il palato, per formaggi freschi come i tomini al verde.

Domande frequenti

  • Quali sono le caratteristiche organolettiche principali di un buon Arneis?
    L'Arneis si distingue per un profilo aromatico complesso che spazia dai fiori bianchi alla frutta fresca, come pesca, albicocca e pera, talvolta arricchito da note di frutta secca e agrumi. Al palato offre un corpo pieno e leggermente acido, con una struttura morbida ma sostenuta da una nota finale distintiva di mandorla amara. La sua acidità è generalmente moderata, il che richiede un consumo relativamente giovane per preservarne la freschezza e l'equilibrio, evitando l'appiattimento tipico dei vini bianchi poco acidi dopo qualche anno.
  • Perché l'Arneis deve essere bevuto giovane e quali sono i limiti di invecchiamento?
    La principale ragione per cui l'Arneis va consumato giovane, idealmente entro i primi tre anni dalla vendemmia, risiede nella sua intrinseca bassa acidità. A differenza di altri vitigni bianchi strutturati, l'Arneis perde rapidamente la sua vivacità e i profumi primari se lasciato invecchiare troppo a lungo. Mantenendolo giovane, si apprezzano appieno le note floreali e fruttate, mentre un invecchiamento prolungato potrebbe renderlo piatto e privo di personalità, a meno che non si tratti di versioni specifiche da passito o con affinamenti particolari.
  • Cosa significa il nome 'Arneis' e qual è la sua storia etimologica?
    Il nome 'Arneis' deriva probabilmente dal dialetto locale, dove il termine indicava qualcosa di 'birichino' o 'scapestrato', un riferimento alla natura imprevedibile e variabile del vino prodotto storicamente da questo vitigno. Prima della sua riscoperta moderna, l'uva era spesso utilizzata per vini dolci e presentava rese e qualità incostanti. L'etimologia potrebbe risalire al medioevo con forme come 'Renesio' o 'Renexi', confermando la sua antichità nella zona del Roero, anche se le origini precise rimangono avvolte nel mistero.
  • In quali zone geografiche si coltiva principalmente l'Arneis?
    L'Arneis è un vitigno autoctono del Piemonte, coltivato quasi esclusivamente sulla riva sinistra del fiume Tanaro, nell'area storica del Roero, in provincia di Cuneo. Questa zona collinare, con i suoi terreni e la corretta esposizione, è ideale per la maturazione completa dell'uva verso la fine di settembre. Sebbene la sua patria sia indiscutibilmente il Roero, esistono piccole coltivazioni anche in altre regioni italiane, come la Sardegna, ma è nel Nord-Ovest che raggiunge la massima espressione qualitativa e riconoscimento ufficiale.
  • Come si abbina correttamente l'Arneis ai piatti tipici piemontesi?
    La versatilità dell'Arneis lo rende un compagno eccellente per la cucina piemontese, specialmente per i sapidi delicati. Si abbina magnificamente con la robiola, formaggio fresco che esalta la sua acidità e struttura. È ideale anche con insalate composte, come l'insalata russa, o con preparazioni vegetali in terrina. Non disdegna carni bianche leggere come il rombo al pistacchio o il lardo al rosmarino, e si mostra perfetto con formaggi freschi come i tomini al verde, dove la sua nota di mandorla amara crea un contrasto armonioso.

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