Albarola

Vitigni bianchi

Albarola

L'Albarola è un antico vitigno ligure, utilizzato per lo più nei tagli con vitigni di qualità superiore. In purezza fornisce vini anonimi, ma in assemblaggio riesce ad apportare una buona gradazione alcolica e una struttura mediamente solida. Molto usato nei tagli per le sue alte rese.

di Redazione

04 ottobre 2012

La varietà

L'Albarola è un vitigno a bacca bianca diffuso soprattutto in Liguria, la cui origine è contesa tra questa regione, in particolare dalle Cinque Terre, e la Toscana, dove è pure coltivata con una certa diffusione. L'Albarola trova moltissime similitudini con il Bianchetta Genovese, tanto che sono state riscontrate anche dalle recenti analisi di laboratorio, in particolare quella del DNA, che ne hanno confermato una presunta omogeneità tanto da essere considerati un unico vitigno con due sinonimi e con caratteristiche di ambientazione al territorio. Per il momento comunque vengono considerati due vitigni seppur dalla somiglianza impressionante. Questo ha però dato spesso luogo a confusioni tra le varie zona sulla varietà realmente allevata. La similitudine si nota specialmente sulle colorazioni, sia delle uve che dei vini, molto scarichi e pallidi. In passato veniva chiamata Calcatella per la caratteristica serrata tra i grappoli, uno a ridosso dell'altro, calcati appunto nel linguaggio informale. La netta somiglianza tra i due vitigni, Bianchetta ed Albarola, venne segnalata già nell'ottocento da De Maria, Gallesio e Leardi. Il Gallesio in particolare la riteneva originaria della Liguria, ma alcuni ne sospettano la provenienza toscana, dove viene coltivato e incluso in alcuni disciplinari, anche se il suo impiego è quantitativamente molto inferiore rispetto alla riviera ligure. Dell'Olio Macaluso invece la indica chiaramente nel 1963 come una varietà la cui origine sarebbe da ricercare in un'ampia area dalla Riviera di Levante al Sarzanese poi sconfinata nella Toscana settentrionale. La sua coltivazione nell'ottocento era comunque molto più estesa rispetto ad oggi, specialmente nella Riviera di Levante. Il vitigno si presenta con grappoli di dimensioni medio-piccole a forma cilindrica, compatti e alati. Le bacche rispecchiano sempre dimensioni medio-piccole, ovali probabilmente proprio per quella caratteristica “calcata” dell'uva. Un'abbondante pruina ricopre le fini bucce, comunque coriacee, di un colore molto pallido bianco tendente al verdolino o al giallino. Tra i vantaggi di questo vitigno ci sono rese alte e costanti, la resistenza alle malattie e alle correnti marine. Inoltre può essere allevato con vari sistemi tra cui la controspalliera, e le potature possono essere poco o mediamente espanse, spesso miste. Soffre invece per la peronospora, l'impallinatura, l'oidio e il marciume Per questo viene coltivato su colline con buona esposizione e ventilazione, che abbassino l'umidità restando comunque ambienti freschi. È conosciuta anche con i sinonimi di Bianchetta, Gianchetta, Trebbiana, Termosci e Trebbiana di Sarzana.

I vini dell'Albarola

L'Albarola è un'uva molto neutra ed anonima e per questo non viene quasi mai vinificata in purezza, ma fa parte di numerose denominazioni liguri molto famose come il Cinque Terre e qualche denominazione toscana, almeno nei disciplinari. Se vinificata in purezza infatti fornisce vini chiari e pallidi con sfumature verdi. I profumi sono molto sottili e semplici, generalmente nella gamma delle erbe non aromatiche. Il palato è altrettanto semplice ma aspretto, con una struttura medio leggera e poco acida, per un consumo esclusivamente in età giovanile. Va bene per il consumo quotidiano di vino economico. In assemblaggio invece apporta quantità e struttura, specialmente in alcol, ed è usata anche nel famoso Sciacchetrà ligure, vino dolce e liquoroso. Ma rientra in tutti i disciplinari DOC dei bianchi liguri, Colli di Luni, Colline di Levante e Golfo del Tigullio inclusi, dove viene impiegata generalmente nel taglio del Vermentino e del Bosco. Nell'assemblaggio trova alcuni abbinamenti da grande vino bianco, specialmente quando va a tagliare il grande Vermentino. In Toscana invece fa parte dei disciplinari del Candia dei Colli Apuani, del Montescudaio, del Bianco Pisano di Torpè e del Colli dell'Etruria centrale. Il suo impiego comunque non supera quasi mai il 20 per cento e mediamente si attesta sul 10 per cento in ogni assemblaggio, mentre in Toscana è utilizzato ancor più raramente nelle denominazioni.

I produttori

Naturalmente i produttori di fama che utilizzano l'Albarola sono quasi tutti liguri. Sassarini lo utilizza in tutte le sue produzioni, a partire dall'ottimo Cinque Terre Sciacchetrà Terre di Levante con il 10 per cento. Il vino è di un bell'ambrato a riflessi dorati, dove fanno la loro comparsa intensi aromi allo zafferano e alle albicocche in confettura. Bella sapidità al palato a bilanciare dolcezza e calorie. Da provare con il pandolce. Ma viene impiegato anche nelle altre vinificazioni sempre intorno al 10 per cento. Al 25 per cento viene invece impiegato da La Polenza per il Cinque Terre Polenza DOC, di un bel paglierino brillato d'oro. Il naso ha belle profumazioni di frutta tropicale e chiusure di nocciola. Anche qui il palato evidenzia una bella sapidità per un vino da abbinare allo stoccafisso. Il 30 per cento di Albarola fa parte del Colline di Levanto Bianco di Cantina Levantese, un vino discreto con una veste paglierina a venature verdi. Bell'olfatto agrumato con una punta di glicine. Molto fresco e adatto alla torta pasqualina.

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Domande frequenti

  • Qual è la differenza principale tra l'Albarola e il Bianchetta Genovese?
    Nonostante le recenti analisi del DNA abbiano evidenziato una forte omogeneità genetica, portando molti esperti a considerare i due vitigni come un'unica varietà con sinonimi diversi, attualmente vengono classificati come entità distinte. La confusione nasce dalla loro somiglianza morfologica impressionante: entrambi presentano bacche piccole, ovali, buccia coriacea e colorazioni molto pallide, tendenti al bianco-verdolino. Storicamente, l'Albarola era nota anche come 'Calcatella' per la compattezza dei grappoli. Sebbene l'origine sia dibattuta tra Liguria e Toscana, la distinzione ufficiale persiste nonostante le prove scientifiche che suggeriscono un legame indissolubile.
  • Perché l'Albarola viene raramente vinificata in purezza?
    L'Albarola è un vitigno intrinsecamente neutro e anonimo, privo di profili aromatici marcati o complessi. Quando vinificato da solo, produce vini dal colore chiaro e pallido, con note sottili di erbe non aromatiche e una struttura medio-leggera, poco acida e scarsa di personalità. Questi caratteri li rendono adatti principalmente a un consumo quotidiano immediato e a vini economici. Il suo vero valore emerge in assemblaggio, dove contribuisce con corpo, stabilità alcolica e volume, integrandosi perfettamente con vitigni più nobili e strutturati come il Vermentino o il Bosco, senza coprirne le qualità distintive.
  • In quali zone geografiche viene coltivato l'Albarola?
    La coltivazione dell'Albarola è concentrata prevalentemente in Liguria, specialmente nelle Cinque Terre e nella Riviera di Levante, dove trova le condizioni ideali. Tuttavia, la sua presenza si estende anche alla Toscana settentrionale, in aree come il Sarzanese e i Colli Apuani. In Toscana, il suo impiego è quantitativamente inferiore rispetto alla costa ligure e appare raramente nei disciplinari delle denominazioni locali, spesso superando appena il 10% negli assemblaggi. Nonostante alcune teorie che ne ipotizzano un'origine toscana, la tradizione e la produzione attuale lo legano indissolubilmente al territorio ligure.
  • Come si comporta l'Albarola in termini di resistenze fitosanitarie?
    L'Albarola presenta un profilo di resistenza contrastante. Da un lato, mostra una buona tolleranza naturale alle correnti marine tipiche della costa e alle variazioni climatiche, permettendo rese alte e costanti. Dall'altro, è sensibile a diverse patologie crittogamiche, soffrendo particolarmente di peronospora, oidio, impallinatura e marciume. Per mitigare questi rischi, richiede esposizioni soleggiate e ben ventilate per ridurre l'umidità ambientale, pur mantenendo un microclima fresco. Viene spesso allevato a controspalliera con potature miste, favorendo la circolazione dell'aria necessaria per prevenire gli attacchi fungini.
  • Quali sono i migliori abbinamenti gastronomici per i vini contenenti Albarola?
    Gli abbinamenti dipendono dallo stile del vino risultante dall'assemblaggio. Nei vini dolci e liquorosi come lo Sciacchetrà (es. Sassarini), ricchi di sapidità e note di zafferano, l'abbinamento ideale è con dolci secchi o semi-secci come il pandolce genovese. Nei vini bianchi secchi e fruttati (es. La Polenza), che mostrano note di frutta tropicale e nocciola, si consigliano piatti di mare robusti come lo stoccafisso. Infine, nelle versioni più fresche e agrumate (es. Cantina Levantese), l'Albarola si sposa egregiamente con antipasti leggeri, torte salate come la torta pasqualina o formaggi freschi.

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