Uva

Grappolo uva

Il grappolo è una parte importantissima della pianta dell'uva, dove si raccolgono i frutti che serviranno alla vinificazione o al consumo fresco.

di Redazione

22 luglio 2013

Il grappolo

Il grappolo della vitis vinifera è parte della pianta che più interessa l'uomo, in quanto portatore dei frutti destinati al consumo fresco o alla vinificazione. Quindi chiaramente il grappolo rappresenta non solo il frutto di un anno di lavoro, ma anche il simbolo stesso di una cultura millenaria, che nacque già con i Fenici e i Greci ma prima ancora nella Mezzaluna Fertile, anche se lì non apparteneva ancora al mito. Cosi oggi con i grappoli si segnano i punteggi ai vini, con i grappoli (d'oro) si premiano, e questo organo della pianta rappresenta la pianta stessa. Nell'immaginario collettivo il grappolo è simbolo di fertilità e abbondanza, cibo e festa, divenendo uno degli archetipi più forti della psiche umana. Botanicamente e più crudelmente o poco mitologicamente se volete, il grappolo invece si compone di diverse parti. La parte meno interessante dal punto di vista produttivo è certamente il raspo o graspo, la parte legnosa a cui si attaccano tutti gli acini per sostenersi alla panta. L'attacco avviene attraverso il peduncolo, la parte vera e propria di collegamento nel grappolo tra la parte legnosa e la parte fruttifera. L'acino è senza dubbio invece la parte più interessante, quella che viene poi commercializzata e sfruttata sia per il consumo fresco che per la vinificazione. Chiaramente l'acino è il frutto della pianta, il contenitore dei semi e degli zuccheri e di tutti quegli elementi che possono influire nei gusti sia per il consumo a tavola che per quello come vino. Infine vi è il vinacciolo, come viene definito il seme, un'altra parte molto legnosa contenente però tutto il patrimonio genetico. Una parte poi che può essere considerata appartenente al grappolo è la pruina, una sostanza cerosa che protegge la buccia. Il pampino, cioè la foglia della vite, non è invece parte del grappolo.

L'acino

L'acino è chiaramente il frutto della pianta, ed è composto a sua volta da varie parti, le quali principalmente sono: la buccia esterna e la polpa interna. La principale differenza visibile è il colore della buccia, che differenzia l'uva in bianca e rossa, anche se le sfumature poi sono nere, blue, giallo verde, giallo dorata e molto altro. Internamente invece la polpa è sempre bianca, anche nelle qualità rosse. Questo in quanto le proprietà coloranti sono presenti solo nella buccia e nei vinaccioli. Da qui si arriva alla diversa vinificazione effettuata tra i vini bianchi e quelli rossi. Nella produzione di bianchi infatti si sfrutta il solo succo, senza lasciare le bucce a contatto con il mosto, in quanto queste colorerebbero appunto il vino. Dunque l'acino è il frutto vero e proprio della vitis vinifera, attaccato al graspo tramite il pedicello. L'acino, detta anche bacca o chicco, viene diviso botanicamente in tre parti principali: l'epicarpo, ovvero la buccia , il mesocarpo, la polpa, e l'endocarpo, ovvero i vinaccioli, ossia i semi. Come detto a proteggere la buccia vi è una sostanza cerosa, la pruina, di colore biancastro. Questa sostanza aiuta a proteggere cosi gli acini dai raggi ultravioletti, e come conseguenza anche dalla disidratazione. Inoltre la sostanza è abbastanza appiccicosa, tanto da intrappolare anche le sostanze e gli enzimi naturali che in passato davano il via alla fermentazione. Oggi questi enzimi sono quasi sempre ottenuti in laboratorio. Mentre la polpa fornisce il succo, quindi il liquido necessario per una bevanda, l buccia fornisce gli aromi, grazie alla presenza degli antociani e dei flavoni, del tannino nobile e altri elementi come i preziosi terpeni. La polpa invece è divisa in due parti, la zona esterna a maggior concentrazione di zucchero composto da glucosio e fruttosio, e quella interna, che contiene i semi e concentrazioni acide maggiori, come l'acido tartarico e citrico.

Raspo

Il raspo invece è tutta la parte principale e legnosa con cui gli acini si attaccano alla pianta. La sua funzione è quindi quella di supporto agli acini e di collegamento con la madre per quel che riguarda le funzioni vitali, la circolazione della clorofilla e successivamente la fornitura di nutrienti. Dalla forma di questa parte del grappolo dipenderà la sua stessa forma, conica o piramidale le più classiche. Il raspo può essere chiamato anche rachide. In genere rappresenta fino al 5% del peso del grappolo. È generalmente scartato per la vinificazione, e solo un paio di regioni in Francia lo mettono a contatto con il mosto per sfruttarne gli elementi. Infatti ha una percentuale di tannini troppo elevata, che spesso rischia di indurire il vino a livelli di astringenza massiccia. L'elemento più importante che costituisce il raspo è la lignina, poi la cellulosa, le pectine, le resine, i già citati tannini, i polifenoli e l'acqua. I tannini nel raspo sono più duri di quelli contenuti nelle bucce in quanto di dimensioni più ridotte. Questo ne aumenta le concentrazioni, ed è anche il motivo per cui sono eliminati dalla vinificazione.

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Domande frequenti

  • Qual è la differenza strutturale e funzionale tra raspo e peduncolo nel grappolo d'uva?
    Il raspo, noto anche come rachide, costituisce la struttura legnosa centrale e principale del grappolo, fungendo da asse portante a cui si collegano gli acini; è composto prevalentemente da lignina e cellulosa e rappresenta circa il 5% del peso totale. Il peduncolo (o pedicello), invece, è la piccola porzione di tessuto vegetale specifica che collega ogni singolo acino direttamente al raspo. Mentre il raspo garantisce il sostegno meccanico e il trasporto dei nutrienti dall'intera pianta al grappolo, il peduncolo assicura l'attacco individuale di ciascun frutto. Dal punto di vista enologico, il raspo è generalmente separato durante la pigiatura per evitare un'eccessiva astringenza dovuta ai suoi tannini legnosi, mentre il peduncolo segue la stessa sorte o rimane legato all'acino finché questo non viene pressato.
  • Perché l'uva rossa produce vino rosso e quella bianca vino bianco, nonostante la polpa sia sempre chiara?
    La distinzione cromatica tra vini rossi e bianchi non dipende dalla polpa, che in tutte le varietà di Vitis vinifera è fisiologicamente bianca e trasparente, ma esclusivamente dalla buccia (epicarpo) e, in misura minore, dai vinaccioli. Le bucce delle uve rosse contengono pigmenti chiamati antociani, responsabili del colore rosso, viola o blu, oltre a flavoni e tannini nobili. Per produrre vino rosso, il mosto deve restare a contatto con le bucce durante la fermentazione (vinificazione in rosso) per estrarre colore e struttura. Al contrario, per i vini bianchi, il mosto viene immediatamente separato dalle bucce dopo la pigiatura, sfruttando solo il succo interno privo di pigmenti, garantendo così la tipica trasparenza e freschezza del vino bianco.
  • Cos'è la pruina sull'uva e qual è la sua importanza per la conservazione e la fermentazione?
    La pruina è una sottile patina cerosa di colore biancastro che ricopre naturalmente la buccia degli acini d'uva, specialmente nelle varietà a bacca nera o bluastra. La sua funzione primaria è protettiva: agisce come barriera contro la disidratazione, proteggendo l'acino dai raggi UV solari e riducendo la perdita di acqua. Inoltre, la natura leggermente appiccicosa della pruina permette di trattenere enzimi e lieviti naturali presenti nell'ambiente circostante, che storicamente avviavano spontaneamente il processo di fermentazione alcolica. Sebbene oggi si utilizzino spesso ceppi selezionati in laboratorio, la presenza di pruina indica spesso un'uva sana e non trattata eccessivamente con fitofarmaci abrasivi, contribuendo alla salute generale del frutto fino alla vendemmia.
  • Quali sono le componenti chimiche principali del raspo e perché viene raramente usato nella vinificazione?
    Il raspo è costituito principalmente da lignina, cellulosa, pectine, resine, acqua e polifenoli. La caratteristica distintiva e problematica per l'enologia è la sua elevata concentrazione di tannini, che sono strutturalmente diversi e più piccoli rispetto a quelli presenti nelle bucce. Questi tannini 'legnosi' risultano estremamente astringenti e ruvidi al palato. Per questo motivo, nella maggior parte delle vinificazioni moderne, il raspo viene eliminato (diraspatura) per evitare di indurire il vino con astringenze sgradevoli. Solo alcune produzioni particolari, come certe zone della Borgogna in Francia, prevedono l'inserimento parziale di raspi interi per aggiungere complessità aromatica e struttura, ma ciò richiede una gestione attenta per non compromettere l'equilibrio del vino.
  • Come varia la distribuzione di zuccheri e acidità all'interno della polpa dell'acino?
    All'interno della polpa (mesocarpo) dell'acino d'uva esiste una netta differenziazione chimica tra la zona esterna e quella interna. La parte periferica della polpa, adiacente alla buccia, presenta la concentrazione massima di zuccheri, composti principalmente da glucosio e fruttosio, che maturano progressivamente durante la stagione estiva. Al centro dell'acino, invece, si trova la regione endocarpica che ospita i vinaccioli (semi); questa area interna tende ad avere una concentrazione di zuccheri inferiore ma un livello di acidità maggiore, ricca di acidi tartarico e citrico. Questa distribuzione influenza la vinificazione, poiché la pressione del mosto può estrarre proporzioni diverse di zuccheri e acidi a seconda di quanta polpa interna viene schiacciata rispetto alla buccia.

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