Talee clonate

Manutenzione vigneti

La selezione clonale in Italia

La clonazione oggi è ampiamente utilizzata come sperimentazione di laboratorio e conservazione della specie, ma totalmente assente nel suo utilizzo pratico, in quanto la natura fornisce già tutto il necessario per la salvaguardia e la continuazione delle varie specie. L'utilizzo pratico della clonazione è da considerarsi solo teorico, e utilizzabile solo in casi, attualmente non evidenti, di emergenza.

di Redazione

22 marzo 2012

Principi generali

La selezione clonale sta divenendo di importanza sempre maggiore nel nostro secolo grazie alle innovazioni della botanica e delle ricerche a livello biologico e molecolare. Attraverso le nuove scienze i ricercatori cercano di produrre delle variazioni varietali delle uve già conosciute in modo da sopperire a quelle problematiche create dalle malattie e dalle condizioni ambientali avverse. Dagli anni 70 del novecento, con le nuove tecnologia, sono stati prodotti numerosi cloni di viti per renderle resistenti a particolari malattie e condizioni. I viticoltori infatti sono ancora terrorizzati dal rischio di estinzione per le viti dovuto all'esplosione della filossera alla metà dell'ottocento, quando tutti i vitigni furono devastati da quest'insetto che sembrava non poter essere fermato in nessun modo. Fortunatamente la vite americana, cresciuta separatamente e quindi leggermente diversa da quella euroasiatica, era immune all'attacco di questi insetti e così, una volta scoperta questa caratteristica, tutti i vigneti del vecchio mondo furono reimpiantati su porta innesti americani. Oggi la scienza sta dando la possibilità di creare cloni varietali con particolari caratteristiche di resistenza a molte malattie della vite. Naturalmente tutto questo deve avvenire sotto un attento controllo e una ricerca rigorosa disciplinata per legge ed eseguita nella pratica da centri di ricerca autorizzati e dipendenti dal Ministero dell'Agricoltura. Per l'Italia è il CNR il centro di riferimento, ma sono molti gli istituiti che si occupano di clonazione varietale e poi sottopongono i loro brevetti al Ministero.

La legge di riferimento

Oggi, con la Comunità Europea, la normativa che regola la selezione clonale e implementa la legge nazionale del 8 febbraio 2005, è la 68/193/CEE, specifica per la vite. A questa si può fare riferimento per quanto riguarda le norme specifiche.

Come funziona la clonazione

Un clone per definizione è una pianta che deriva ed è uguale ad una pianta progenitore scelta per le sue particolari caratteristiche di resistenza, produzione, qualità e stato sanitario. Con il clone è possibile riprodurre in serie le migliori viti, senza quindi farle impollinare e modificare spontaneamente in modo da perdere determinate caratteristiche. Chiaramente con l'impollinazione le caratteristiche potrebbero anche migliorare e comunque la pianta seguirebbe la sua evoluzione naturale, quindi non si deve usare la clonazione come sostituto permanente. Come ogni cosa la clonazione deve essere utilizzata con parsimonia e responsabilità, etica e buonsenso. La scelta dell'uso di viti clonate appartiene comunque esclusivamente al coltivatore e in genere utilizzata da questi solo per lo stretto necessario. Compito della clonazione è combattere soprattutto le virosi, ovvero quelle malattie virali che potrebbero compromettere la salvaguardia della specie o anche di una singola varietà. Infatti le varietà in genere rispondono già spontaneamente e naturalmente in modi diversi alle differenti condizioni ambientali, e quindi la clonazione risulta essenziale solo in una piccola percentuale di casi. I diversi cloni possono essere anche incrociati fra loro in modo da riuscire ad ottenere varietà con caratteristiche peculiari. Nelle procedure di clonazione la prima fase riguarda l'individuazione della varietà da clonare che sia già rispondente alle caratteristiche che si vogliono ottenere. Questo gia pone dei limiti notevoli alla clonazione, che risulta infatti inutile per varietà deboli, anche per motivi economici. In questo caso è meglio affidarsi alla selezione naturale con indirizzo antropologico attraverso vari incroci come si è sempre fatto nelle vigne, quando i coltivatori cercano di ottenere naturalmente nuove varietà più resistenti o adatte alle loro esigenze.

Le varietà clonate e il loro utilizzo

Come detto nel paragrafo precedente, si tendono a clonare le varietà migliori per preservarne determinate caratteristiche che potrebbero andare perse durante l'evoluzione spontanea della specie. La varietà più clonata d'Italia è forse il Sangiovese, la nobile uva dell'Italia centrale alla base dei supertuscans. Sempre in riferimento a quanto finora detto, la clonazione non ha come scopo la sostituzione delle viti “naturali” con quelle “clonate”, e quindi raramente viene utilizzata una specie clonata per vinificare i vini, anche per la tendenza di oggi dei produttori di osservare il più possibile gli indirizzi biologici della natura e l'attenzione maggiore che l'opinione pubblica ha nei confronti della scienza genetica moderna. Attualmente le piante clonate servono più che altro nella comparazione di laboratorio e nella conservazione della specie, e non sembra esserci l'intenzione, soprattutto da parte dei viticoltori, di ricorrere a talee clonate, sia per motivi etici che economici. È infatti molto più conveniente la riproduzione naturale che l'acquisto di prodotti da laboratorio. I laboratori italiani sono ormai pieni di piante clonate, ma al momento queste non vengono praticamente utilizzate se non per la comparazione. C'è anche tutta una serie di valutazioni ancora allo studio sugli effetti della clonazione sugli esseri viventi, e quindi la situazione permane molto delicata per quel che riguarda lo sfruttamento vero e proprio della clonazione. La natura da ampie garanzie ai coltivatori e ai consumatori sulla propria salvaguardia, e quindi non esistono emergenze come quella temuta alla metà dell'ottocento che gettò nel panico tutto il vecchio mondo di fronte alla filossera.

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Domande frequenti

  • Qual è la differenza tra selezione clonale e riproduzione naturale della vite?
    La selezione clonale mira a riprodurre geneticamente identiche porzioni di una pianta madre selezionata per caratteristiche specifiche, come resistenza alle malattie o qualità del frutto, impedendo qualsiasi variazione dovuta all'impollinazione incrociata. Al contrario, la riproduzione naturale permette alla pianta di evolversi attraverso l'incrocio genetico, mantenendo la diversità biologica e adattandosi organicamente all'ambiente. Mentre la clonazione offre uniformità e controllo preciso sui tratti desiderati, la selezione naturale favorisce la robustezza e l'adattamento continuo, risultando spesso più economica e rispettosa degli equilibri ecologici del vigneto.
  • Perché la clonazione è fondamentale dopo la crisi della fillossera?
    La fillossera, un afide originario del Nord America, distrusse quasi interamente i vigneti europei nell'Ottocento perché le viti europee non avevano difese naturali contro di essa. La soluzione trovata fu innestare le varietà europee su portinnesti americani, naturalmente immuni. Oggi, la clonazione gioca un ruolo cruciale nella conservazione e protezione di queste varietà preziose, permettendo di moltiplicare esemplari sani e resistenti senza alterarne il patrimonio genetico. Questo garantisce che le caratteristiche qualitative e di resistenza selezionate rimangano stabili nel tempo, proteggendo il patrimonio viticolo da patogeni moderni e garantendo la continuità produttiva dei vitigni storici.
  • Chi regola legalmente la produzione di cloni di vite in Italia?
    In Italia, la produzione e l'utilizzo di cloni di vite sono strettamente regolamentati dalla legislazione comunitaria, in particolare dalla direttiva 68/193/CEE, e dalla legge nazionale del 2005. Il Centro Nazionale di Ricerca (CNR) funge da punto di riferimento principale, affiancato da altri istituti specializzati autorizzati dal Ministero dell'Agricoltura. Questi enti conducono ricerche rigorose, testano i cloni per garantire sanità e stabilità varietale, e successivamente depositano i brevetti presso il Ministero. Solo i materiali vegetali certificati da questi centri possono essere commercializzati, assicurando che i viticoltori abbiano accesso a materiale sano e conforme alle normative vigenti.
  • Il Sangiovese è il vitigno più clonato in Italia? Perché?
    Sì, il Sangiovese è considerato uno dei vitigni italiani più clonati. Essendo la varietà principe dell'Italia centrale e la base dei celebri Supertuscans, possiede un enorme valore economico e qualitativo. La clonazione permette di selezionare e preservare i ceppi migliori, ottimizzando parametri come resa, acidità e struttura tannica, essenziali per la produzione di vini di alta gamma. Moltiplicare geneticamente questi esemplari superiori aiuta a standardizzare la qualità del vino e a contrastare il degrado genetico che potrebbe verificarsi con l'impollinazione libera, mantenendo intatte le caratteristiche distintive che rendono unico questo vitigno storico.
  • I produttori usano effettivamente viti clonate per la vinificazione quotidiana?
    Attualmente, l'uso pratico di viti clonate nella vinificazione commerciale rimane limitato. Molti produttori preferiscono la riproduzione naturale o la selezione massale tradizionale, motivati da ragioni economiche, etiche e dalla crescente domanda di vini legati alla biodiversità e all'agricoltura biologica. Le piante clonate sono spesso tenute nei vivaisti per scopi di confronto scientifico, conservazione della specie o ricerca, piuttosto che per essere impiantate direttamente in vigna per la produzione di massa. Questa cautela riflette una preferenza per l'identità territoriale e naturale del vino, vista come più autentica rispetto a una produzione derivata da interventi laboratoriali intensivi.

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