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Manutenzione vigneti

La gestione del vigneto

La gestione del vigneto involve i viticoltori tutto l'anno, con diversi periodi più o meno di attività che determinano la qualità del vino.

di Redazione

08 settembre 2013

La coltivazione e la gestione

Il vigneto e La sua gestione hanno una storia millenaria. Il primo popolo a curare realmente il vigneto con una gestione “scientifica” furono i Greci, a cui seguirono i Romani. I popoli precedenti infatti si limitarono a sfruttare la crescita più o meno spontanea della vite. Successivamente il testimone venne ripreso dalla chiesa e dai vari monasteri sparsi sul territorio fino al Rinascimento ed oltre, quando, a partire dal Seicento, il nascente Capitalismo si interessò anche al vino prima ad appannaggio dei soli organi ecclesiastici. Da allora il mondo del vino si è evoluto sempre più insieme alla botanica, vero motore della gestione del vigneto. Questa ha avuto una lenta evoluzione dal Settecento fino al Novecento per poi accelerare vertiginosamente in questo secolo e portare alla moderna viticoltura. Tutto il mondo agricolo è stato investito da questa grande innovazione. Basti pensare che fino alla metà dell'Ottocento ogni spiga di grano forniva al massimo 6 chicchi, mentre oggi supera la trentina. Lo scatto che agricoltura e viticoltura hanno avuto nell'ultimo secolo ha permesso anche tecniche di gestione del vigneto più raffinate, seguite passo passo a livello scientifico e supportate dagli studi e dagli esperimenti rigorosamente monitorati. Oggi tutte le aziende hanno nel loro organico laureati in botanica e in agraria.

Come si gestisce il vigneto moderno

Il vigneto moderno viene quindi gestito secondo una rigorosa programmazione scientifica, anche se questa si unisce alla grande esperienza sul campo dei viticoltori che risulta comunque fondamentale. Senza di essa non solo si perderebbe una memoria storica indispensabile, ma anche delle conoscenze pratiche che la teoria non riesce a fornire. Vi è quindi una forte sinergia tra quella che è la botanica e la scienza e quella che è la pratica e l'agricoltura tradizionale, che oggi viene anche riscoperta grazie alla richiesta di prodotti sempre più biologici. Tutti i passaggi vengono studiati minuziosamente nelle grandi aziende, con i vigneti comunque affidati a viticoltori di esperienza. Il vigneto deve essere gestito in modo che garantisca sia la qualità che la quantità. La quantità di vino che si può produrre è divenuta infatti di notevole importanza nel secolo scorso ed oggi che la popolazione è aumentata di ben 7 volte e che anche i mercati si sono moltiplicati. Inizialmente la gestione dei vigneti divenne basata molto sulla nuova chimica che si riteneva la panacea per risolvere tutti i problemi agricoli. Oggi vi è una netta inversione di tendenza non solo per la richiesta di prodotti ecologici da parte dei consumatori, ma anche perché l'utilizzo massiccio della chimica ha determinato, nei risultati, una sconfitta in quanto non ha mantenuto le promesse sia produttive che qualitativa, anche perché a lungo andare la sterilità chimica dei terreni subentra alla fertilità naturale dei cicli biologici.

Cosa fare nel vigneto

Nel vigneto annualmente vi sono una serie di lavorazioni da effettuare per poter ottenere i migliori risultati a settembre-ottobre, generalmente il periodo di vendemmia per quasi tutte le uve. Questa viene considerata la gestione ordinaria della vigna che generalmente si tende a far partire come programmazione sulla carta in primavera, all'inizio della ripresa vegetativa. In realtà vengono effettuati dei lavori anche durante il riposo vegetativo della vigna, ma questi sono di basso impatto e manutentivi. Ma non vi è comunque riposo per i produttori in quanto tutta la lavorazione si sposta in cantina per preparare il vino. Il vigneto durante la stagione invernale invece subisce pochissimi interventi in quanto il freddo ed eventuali lavorazioni con clima rigido potrebbero danneggiare la pianta o risultare particolarmente ostiche per la durezza del legno o quella del terreno. Inoltre si andrebbe a disturbare la pianta durante il suo riposo vegetativo. Si estirpano quindi più che altro le erbacce. In primavera invece iniziano le potature manutentive come la cimatura e la sfogliatura, molto faticose con notevole spesa di tempo. Queste operazioni servono a stabilire il giusto numero di germogli e quindi di grappoli che si avranno durante la vendemmia. Questo poi sarà fondamentale chiaramente nei risultati che si avranno nel vino, con la quantità di zuccheri che concorrerà alla produzione di alcol. Qui si iniziano già a decidere le sorti della vendemmia e della vinificazione, quando si dovranno “prevedere” gli equilibri acido-zuccherini. Naturalmente ogni tipo di vite ha la sua giusta potatura, cosi come la tipologia di vino che si intende produrre. Un vino che vorrà essere dolce dovrà necessariamente avere potature più drastiche per concentrare gli zuccheri ad esempio. Anche la sfogliatura concorre anche se in modo diverso a questi fattori. La vite viene quindi defogliata per non consumare troppe energie nella fotosintesi a vantaggio della crescita di un numero minore di grappoli, e quindi di un consumo ancor minore di energie.

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Domande frequenti

  • Qual è la differenza tra la gestione tradizionale e quella scientifica del vigneto?
    La gestione moderna del vigneto integra rigorosi protocolli scientifici, sostenuti da studi botanici e monitoraggio sperimentale, con l'esperienza pratica dei viticoltori. Mentre in passato la Chiesa e i monasteri gestivano la vite con metodi empirici e il capitalismo ottocentesco introdusse la chimica come soluzione rapida, oggi si punta a una sinergia. La scienza garantisce precisione e ottimizzazione delle risorse, ma senza la memoria storica e l'intuito pratico del viticoltore, derivante dall'osservazione diretta, non sarebbe possibile interpretare correttamente le esigenze specifiche della pianta. Questa combinazione permette di bilanciare qualità e quantità, superando i limiti delle sole soluzioni chimiche che, se usate in eccesso, possono sterilizzare il suolo.
  • Perché la chimica non è più considerata la soluzione principale per la gestione del vigneto?
    L'uso massiccio di prodotti chimici, inizialmente visto come la panacea per i problemi agricoli, ha dimostrato di non mantenere le promesse né produttive né qualitative a lungo termine. L'applicazione indiscriminata ha portato alla sterilità chimica dei terreni, compromettendo la fertilità naturale e interrompendo i cicli biologici essenziali per la salute della vite. Oggi c'è una netta inversione di tendenza verso pratiche più ecologiche e biologiche, spinte sia dalla domanda dei consumatori consapevoli sia dalla consapevolezza che la biodiversità del suolo è fondamentale. La gestione moderna privilegia quindi il rispetto dei cicli naturali, utilizzando la chimica solo dove strettamente necessario e in modo mirato.
  • Cosa succede al vigneto durante l'inverno e perché ci sono pochi interventi?
    Durante l'inverno la vite entra in uno stato di riposo vegetativo, periodo cruciale per il recupero energetico della pianta. Di conseguenza, gli interventi nel vigneto sono minimi e prevalentemente manutentivi, come l'estirpazione delle erbacce. Le lavorazioni profonde o pesanti sono sconsigliate perché il freddo intenso e la durezza del terreno gelato potrebbero danneggiare le radici o il tronco, disturbando il riposo fisiologico della pianta. È importante rispettare questo periodo di quiete per permettere alla vite di accumulare le riserve necessarie per la successiva ripresa vegetativa primaverile. Solo successivamente, con l'aumento delle temperature, si passerà alle operazioni più impegnative come la potatura.
  • A cosa servono la potatura e la sfogliatura in primavera?
    In primavera, con la ripresa vegetativa, si eseguono potature manutentive, cimatura e sfogliatura per controllare il carico produttivo della vite. Questi lavori, sebbene faticosi, sono fondamentali per stabilire il numero corretto di germogli e grappoli. Una gestione accurata permette di indirizzare le energie della pianta verso una quantità limitata di frutti, garantendo così una migliore concentrazione di zuccheri e aromi. Ad esempio, per vini dolci si adottano potature più drastiche per concentrare gli zuccheri. La sfogliatura, rimuovendo alcune foglie, riduce la fotosintesi inutile e limita il consumo di energie, favorendo lo sviluppo dei grappoli rimanenti e influenzando positivamente gli equilibri acido-zuccherini finali del vino.

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