Un vigneto

Enologia

Prezzi uve da vino

Il prezzo delle uve da vino è un fattore molto importante per il costo finale del prodotto. A seconda della zona si va dal prezzo massimo di 6 euro per chilogrammo nella Champagne, al prezzo più abbordabile di 1 euro e mezzo in Franciacorta, via via fino ai 40 centesime per le uve destinate ai vini “normali”.

di Redazione

25 marzo 2012

Da cosa dipende il prezzo delle uve

I vini hanno prezzi molto differenti, e spesso al di là della notorietà o meno del vino, il consumatore “normale” non sa da cosa dipenda questo costo che paga in enoteca. Anche se alcuni vini sono sopravvalutati, questo fenomeno è ristretto solo a una piccola fetta di mercato, mentre quasi tutti i vini basano il loro prezzo su dei canoni ben precisi. Uno dei costi che incidono maggiormente sul prezzo è quello delle uve da cui si parte per effettuare la vinificazione. Il costo di queste uve a sua volta dipende da numerosi fattori, variabili nel tempo e spesso anche nelle diverse stagioni. A seconda che il produttore sia anche coltivatore o meno, proprietario o meno dei vigneti, dovrà adeguare il prezzo del suo prodotto finito in modo da comprendere anche il costo della materia prima. I produttori fanno quindi, come tutte le aziende, delle scelte di gestione ben precise, che dipenderanno a loro volta sia dalla sua volontà, chiaramente, che dalle proprie disponibilità. I fattori che influiscono maggiormente sul prezzo delle uve da vino sono: i terreni su cui sono coltivati i vigneti, i costi di coltivazione, le condizioni ambientali e le eventuali decisioni legislative.

I terreni

Non sempre il produttore è al tempo stesso coltivatore, e proprietario dei vigneti da cui provengono le uve che utilizza per produrre il suo vino. Da questa scelta dipende anche il costo che dovrà affrontare per avere le sue preziose uve, a cominciare dalle scelte aziendali sulle proprietà dei terreni. Se la maggior parte delle grandi aziende è anche proprietaria dei vigneti da cui ricava la materia prima, come molte delle piccole aziende, sono moltissimi i produttori che preferiscono invece acquistare le uve sul mercato, anche se i migliori scelgono di stipulare contratti con coltivatori di loro fiducia, di cui conoscono i metodi di coltivazione e la cura con cui vengono allevati i vigneti. Generalmente sul mercato aperto ordinario, vengono ordinate quelle uve, anche di grandi aziende, che però sono destinate a vini da tavola a basso prezzo, come i classici cartoni o i vini senza nessuna velleità di prestigio, destinati alla quantità e non alla qualità. Da questa scelta dipende chiaramente il fattore costo delle uve. Essere proprietari di un terreno agricolo fertile adatto alla coltivazione delle uve non è affatto semplice oggigiorno, e le grandi aziende infatti sono generalmente in possesso dei loro vigneti già da parecchie generazioni, e possono quindi su basi solide, trovare le risorse finanziarie e bancarie per acquisire nuovi terreni. Il prezzo per ettaro di un terreno dipende molto dalla posizione, un po come i prezzi degli appartamenti delle grandi città e delle provincie. Un appartamento in centro a Roma sarà molto più costoso di uno alla periferia di Varese e cosi via. Stesso discorso per il prezzo del terreno che risente innanzitutto della classificazione e della posizione. Acquistare un terreno in Franciacorta, una zona sotto la protezione della normativa DOC che sta fornendo vini molto prestigiosi, richiederà certamente più risorse che l'acquisto di un terreno dello stesso tipo in una locazione “normale”. Il prezzo di un ettaro in Franciacorta ad esempio è di 300 mila euro, nella zona del Barolo di 400 mila e nella prestigiosa Champagne addirittura di 1 milione di euro per le parcelle migliori. L'investimento è quindi molto alto, calcolando che un vigneto impiega qualche anno per diventare produttivo.

I prezzi delle uve

Un produttore che si voglia affacciare oggi nel mercato enologico deve essere quindi disposto ad investimenti consistenti o ad acquistare le uve da aziende che posseggono già dei vigneti, sia in località protette dal DOC che in zone non protette, a seconda delle ambizioni del produttore. Le grandi marche generalmente, quando il mercato del vino è in forte rialzo, hanno difficoltà a soddisfare le proprie esigenze con i loro vigneti e devono ricorrere anch'esse al mercato delle uve. Queste aziende si rivolgono sempre agli stessi coltivatori di fiducia, stipulando contratti pluriennali. Qualsiasi produttore con ambizioni di livello ricorre a questa strategia, e a seconda della zona pagherà prezzi diversi per un chilo di uva. Si va dai 6 euro della Champagne (in assoluto il prezzo più alto al mondo), a 1 euro e 50 centesimi per delle uve dalla Franciacorta. Per del Sangiovese coltivato nella DOCG si possono spendere 2 euro al chilo. Per le uve “normali” invece, i prezzi oscillano tra i 40 e i 60 centesimi al chilo sul mercato libero. Queste uve sono pero in genere utilizzate solo per i vini da tavola e a basso costo. Ciò non significa che non vi si possono vinificare buoni vini, ma calcolando che in media, per un litro di vino occorrano 1,3 kg di uva, abbiamo già una buona approssimazione di quanto il prezzo della materia prima possa incidere sul prodotto finale. Il prezzo delle uve poi, oltre alla zona d'origine, può essere molto influenzato, come tutte le materie prime alimentari, dalle condizioni climatiche e ambientali dell'anno. In anni difficili infatti, si possono avere dei rialzi anche a fronte di basse qualità proprio per la carenza delle uve. Fare dei calcoli esatti è sempre molto difficile e generalmente si hanno delle certezze solo a vendemmia ultimata. Anche per questo le grandi aziende preferiscono dei contratti privati, che, nonostante le oscillazioni di prezzo che possono essere incluse nelle clausole, li proteggono sia da eccessivi rialzi, sia da eventuale scarsità del prodotto. Poi da paese a paese cambieranno le regole legislative sul lavoro che potrebbero incidere ulteriormente.

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Domande frequenti

  • Quali sono i principali fattori che determinano il prezzo delle uve da vino?
    Il costo delle uve non è casuale, ma deriva da una complessa interazione di elementi strutturali e contingenti. Il fattore più rilevante è la localizzazione geografica e la classificazione del terreno: zone prestigiose come la Champagne o il Barolo hanno valori fondiari elevatissimi, che si riflettono direttamente sul prezzo del chilo di uva. Oltre alla posizione, incidono fortemente i costi di coltivazione, le condizioni climatiche dell'annata (che possono causare carenze e conseguenti rincari) e le normative legislative sul lavoro. Inoltre, la struttura aziendale gioca un ruolo cruciale: i produttori che acquistano uve sul mercato aperto affrontano costi diversi rispetto a chi possiede vigneti storici o stipula contratti pluriennali con coltivatori fidati.
  • Quanto costa un chilo di uva nelle diverse zone viticole italiane ed europee?
    La variazione di prezzo è estrema e riflette il prestigio e la rarità delle denominazioni. Al vertice mondiale troviamo la Champagne, dove il prezzo può raggiungere i 6 euro al chilo. In Italia, la Franciacorta si attesta intorno a 1,50 euro al chilo, mentre il Sangiovese coltivato in DOCG raggiunge circa 2 euro. Per le uve destinate a vini da tavola generici o "normali", il prezzo scende drasticamente, oscillando tra i 40 e i 60 centesimi al chilo sul mercato libero. Questa differenza abissale spiega perché i vini di fascia alta abbiano costi di produzione iniziali nettamente superiori, indipendentemente dalle successive fasi di imbottigliamento e marketing.
  • Come incide il prezzo delle uve sul costo finale del vino in bottiglia?
    L'impatto è significativo e matematicamente prevedibile. Una regola pratica nell'enologia stima che siano necessari circa 1,3 chilogrammi di uva per ottenere un litro di vino. Pertanto, se si considera il prezzo della materia prima, un aumento di pochi centesimi al chilo si moltiplica per questo fattore. Ad esempio, per un vino prodotto con uve a 2 euro/kg, il solo costo della materia prima per litro è di 2,60 euro. Questo dimostra come la qualità e il prezzo delle uve siano la base fondamentale del valore finale del prodotto, soprattutto per i vini di fascia medio-alta dove la materia prima rappresenta una quota consistente del costo totale rispetto alle uve economiche da supermercato.
  • Perché le grandi aziende vinicole preferiscono stipulare contratti con coltivatori fidati?
    Le grandi marche adottano questa strategia principalmente per garantire stabilità e qualità, mitigando i rischi legati al mercato libero. Il mercato delle uve è soggetto a forti oscillazioni dovute al clima: in annate sfavorevoli, la scarsità di offerta può provocare picchi di prezzo imprevedibili. Attraverso contratti pluriennali con coltivatori selezionati, le aziende si tutelano da eccessivi rincari e dalla mancanza di materia prima. Inoltre, conoscere i metodi di coltivazione dei propri fornitori permette di controllare meglio la qualità dell'uva fin dal campo, assicurando che le caratteristiche organolettiche rispettino gli standard richiesti dal marchio, cosa più difficile da ottenere comprando uve anonime sul mercato spot.
  • È vero che comprare uve sul mercato aperto garantisce sempre vini di bassa qualità?
    Non necessariamente, sebbene ci sia una correlazione statistica forte. Generalmente, il mercato aperto è utilizzato per le uve destinate a vini da tavola voluminosi e a basso costo, poiché offre prezzi competitivi. Tuttavia, il prezzo non è l'unico indicatore di qualità; esistono produttori eccellenti che scelgono di acquistare uve da terzi per focalizzarsi sulla vinificazione piuttosto che sull'agricoltura. La differenza sostanziale sta spesso nelle intenzioni: mentre molti acquirenti cercano il minimo costo per massimizzare il volume, altri selezionano specifici vitigni o aree pur acquistando sul mercato. Nonostante ciò, per i vini di grande prestigio, la tendenza è verso la proprietà diretta dei vigneti o accordi esclusivi, per avere il controllo totale dalla terra alla bottiglia.

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