Colli di Luni

Vino rosso toscano

Colli di Luni

La denominazione Colli di Luni DOC comprende, in modo particolare, il Vermentino, la cui zona di produzione corrisponde a quell'area compresa all'interno di una fascia collinare che oscilla tra i 70 e i 450 metri di altitudine.

di Redazione

04 settembre 2011

Storia

La denominazione Colli di Luni DOC comprende, in modo particolare, il Vermentino, la cui zona di produzione corrisponde a quell'area compresa all'interno di una fascia collinare che oscilla tra i 70 e i 450 metri di altitudine. Fin dai tempi antichi, questa fascia di terreno che viene chiamata Val di Magra, può vantare un'ottima tradizione vinicola, anche per via del fatto ci sono arrivate numerose testimonianze storiche che confermano tale origine: in particolar modo, all'interno di diversi trattati di Plinio il Vecchio, possiamo trovare dei riferimenti ai vini del Colli di Luni.

Denominazione

Uno dei passi più importanti per la vita del Colli di Luni è indubbiamente rappresentato dall'anno 1990, in cui finalmente si ottenne la certificazione DOC (denominazione di origine controllata): è il riconoscimento perfetto dopo secoli di storia e di produzione di vini del territorio compreso nella val di Magra ed è anche il giusto premio alla sua gente, che si è impegnata da tanto tempo per lavorare la terra e produrre sempre dei vini migliori e di maggiore qualità. La denominazione di origine controllata include ben due tipologie di vino: una si riferisce unicamente a quel vino che si può ricavare dal vitigno Vermentino, l'altro tipo invece fa riferimento al rosso di Colli di Luni, che ha una natura mista invece.

Raccolta e estrazione

Nel corso della fase della raccolta, le uve devono essere sottoposte ad una minuziosa selezione e, solamente quelle che risultano perfette e, sopratutto sane, dimostrandosi prive di qualsiasi tipo di attacchi di parassiti o di varie malattie, possono essere utilizzate per la produzione di questo particolare vino. Per quanto riguarda l'estrazione, invece, riferita al succo del frutto, bisogna organizzare un'operazione immediata, dato che si deve far fermentare unicamente la parte liquida, evitando di sottoporre a tale lavorazione anche le bucce. Difatti, l'operazione che corrisponde alla pigiatura, nella maggior parte dei casi, non viene del tutto eseguita, dato che in molti casi si usa ricorrere alla pressatura sulle uve che risultano ancora intere, per fare in modo di organizzare un'adeguata divisione tra il mosto e le bucce e tutte le altri parti solide. Dopo l'operazione di pressatura, possiamo trovare, in molti casi, anche un lavoro di sfecciatura del mosto, poi la solfitazione e la fermentazione che non deve in alcun caso andare oltre i venti gradi centigradi. Spostando la nostra attenzione sul vino rosso che ci interessa, ovvero il Colli di Luni DOC Rosso, l'uva deve essere sottoposta ad un'accurata opera di pigiatura e solfitazione, per poi essere lavorata con la fermentazione e la macerazione. Il mosto che, dopo questa minuziosa lavorazione, si ricava, viene immediatamente posto a fermentazione insieme alla vinaccia. La temperatura che arriva fino alla massa produce l'effetto di una vera e propria fermentazione tumultuosa, dato che il vino sembra quasi giunto ad ebollizione.

Uvaggio

Per quanto riguarda il vino Vermentino, dobbiamo sottolineare come in questi casi l'uvaggio minimo deve corrispondere ad una percentuale del 90%, mentre gli altri vitigni, che fanno comunque parte di una lista raccomandata ed autorizzata, non possono superare la misura del 10%. Spostandoci al vino bianco, invece, il vermentino diminuisce la sua presenza ad una percentuale corrispondente al 35%, con la presenza di molte altre varietà, come ad esempio il Trebbiano toscano (per una percentuale compresa tra il 25 e il 40%), e una buona lista di vini a bacca bianca raccomandati o autorizzati, che possono occupare fino ad una misura pari al 30%. Per quanto riguarda la tipologia di vino rosso, invece, dobbiamo sottolineare come si tratta di un incrocio che vede sempre premiato il Sangiovese (per una percentuale che deve essere obbligatoriamente compresa tra il 60 e il 70%), mentre il Canaiolo, Ciliegiolo e il Pollera (che possono essere sfruttati in coppia o da soli), devono avere una percentuale minima corrispondente al 15%, con altri vitigni a bacca nera che possono arrivare fino al 25% e, infine, una porzione di Cabernet che corrisponde ad una misura massima del 10%.

Caratteristiche organolettiche e abbinamenti

Per quanto riguarda il colli di Luni, è importante sottolineare che il colore tipico corrisponde al rosso rubino, che può essere più o meno intenso e, anche in questo caso, tende a diventare granato nel corso della fase di invecchiamento. Si tratta di un vino caratterizzato dal fatto di avere un profumo piuttosto gradevole e delicato, dal sapore leggermente armonico, ma anche molto asciutto e fine. La gradazione alcolica minima corrisponde a 11,5 gradi, mentre dobbiamo ricordare come la temperatura a cui va servito deve essere sempre compresa tra 16 e 18 gradi centigradi, all'interno di un calice che, nella maggior parte dei casi, dovrebbe essere quello bordolese. Gli abbinamenti più interessanti di questo vino si riferiscono sopratutto a pietanze tipiche della Toscana, come ad esempio carni bianche e rosse, formaggi semiduri, lasagne verdi al sugo di salsiccia e spezzatino condito da patate e zucchine.

Naviga per:

Domande frequenti

  • Quali sono le differenze principali tra il Vermentino e il Rosso Colli di Luni DOC?
    Il Colli di Luni DOC distingue chiaramente due tipologie: il Vermentino e il Rosso. Il Vermentino è un vino bianco che richiede almeno il 90% di questo vitigno, ottenuto tramite pressatura delle uve intere senza macerazione sulle bucce, per preservarne la freschezza. Al contrario, il Rosso Colli di Luni è un blend dominato dal Sangiovese (60-70%) integrato da Canaiolo, Ciliegiolo e Pollera. A differenza del bianco, il rosso prevede una fermentazione tumultuosa con macerazione sulla vinaccia, sviluppando colori rubini intensi e profili aromatici più strutturati e complessi.
  • Come si presenta il colore e l'aroma del vino rosso Colli di Luni?
    Il vino rosso Colli di Luni DOC si caratterizza per un colore rosso rubino, la cui intensità varia a seconda dell'età; tendendo al granato durante l'invecchiamento. L'aroma è descritto come gradevole e delicato, mentre al palato offre un sapore leggermente armonico, asciutto e fine. Queste caratteristiche organolettiche lo rendono un vino elegante, adatto a chi cerca profumi raffinati senza eccessiva aggressività tannica, mantenendo una struttura equilibrata grazie alla corretta gestione della fermentazione e della macerazione.
  • A quale temperatura va servito il Colli di Luni Rosso e con quali calici?
    Per apprezzare appieno le note aromatiche e la struttura del Colli di Luni Rosso, è fondamentale servirlo alla temperatura corretta, compresa tra i 16 e i 18 gradi centigradi. Una temperatura troppo alta maschererebbe la delicatezza del profumo, mentre una troppo fredda ne limiterebbe l'espressione gustativa. Per quanto riguarda l'attrezzatura, si consiglia l'utilizzo di un calice bordolese, ideale per concentrare gli aromi verso il naso e permettere una degustazione ordinata, esaltando sia la componente alcolica minima di 11,5 gradi sia la finezza del retrogusto.
  • Quali piatti tipici toscani si abbinano meglio al Colli di Luni?
    Grazie al suo profilo asciutto e armonico, il Colli di Luni Rosso si abbina eccellentemente alla cucina tradizionale toscana. È consigliato per accompagnare carni bianche e rosse, offrendo versatilità in tavola. Tra i primi piatti, risaltano le lasagne verdi al sugo di salsiccia, dove l'acidità del pomodoro e la sapidità della carne trovano equilibrio nel vino. Ottimo anche con lo spezzatino condito da patate e zucchine, poiché la struttura del vino sostiene la densità del ragù senza sovrastare le verdure, creando un connubio armonioso e soddisfacente per il palato.
  • Quali vitigni compongono l'uvaggio del vino rosso Colli di Luni DOC?
    L'uvaggio del Colli di Luni Rosso è rigidamente regolamentato e vede il Sangiovese come protagonista assoluto, dovendo costituire dal 60% al 70% del totale. A supporto vi sono Canaiolo, Ciliegiolo e Pollera, che devono coprire almeno il 15% complessivo, usati singolarmente o in combinazione. Possono essere aggiunti altri vitigni a bacca nera fino al 25%, mentre i vitigni internazionali come il Cabernet Sauvignon sono permessi solo in misura massima del 10%. Questa composizione garantisce il tipico carattere toscano del vino, bilanciando struttura e finesse.

Potrebbe interessarti anche