Una bottiglia di Bonanchi

Vino bianco toscano

Vin Santo del Chianti

Per la zona del Chianti abbiano anche una denominazione tutta dedicata al Vin Santo, con buone produzioni, anche se le migliori vengono riservate alla sua gemella Classico. Abbinamenti vari e di tutto rispetto, nella classicità dei vini passiti.

di Redazione

07 dicembre 2011

La zona vinicola

La produzione del Vin Santo del Chianti riguarda la stessa area di produzione del famoso vino rosso, che abbraccia le provincie di Arezzo, Siena, Prato, Firenze e Pistoia. La Toscana Centrale è quindi quasi del tutto coinvolta, e i vini sono tra loro molto differenti nelle sfumature, pur rispondendo alle medesime caratteristiche che gli uvaggi interessati sottoposti ad appassimento. Le differenze quindi sono attribuibili ai molti tipi di suoli e microclimi che si trovano in un'area così grande. Il territorio è comunque esclusivamente collinare, geologicamente molto variabile, a seconda della zona calcarea e argillosa, o silicea e vulcanica. Anche il clima risente della posizione geografica, mantenendo comunque caratteristiche temperate.

I vitigni

I due vitigni principali utilizzati nella produzione di questa denominazione sono il Trebbiano Toscano e la Malvasia Bianca, che insieme contribuiscono alla produzione di questi passiti. Anche il Sangiovese viene utilizzato, ma nella produzione del passito rosso, chiamato Occhio di Pernice. Delle due uve bianche certamente la più indicata negli appassimenti è la Malvasia, che già contribuisce con ottimi risultati a quasi tutti i passiti toscani e siciliani. È un'uva molto antica e versatile, coadiuvata in questa denominazione dalla produttività del Trebbiano.

Il Vin Santo del Chianti DOC bianco

La denominazione di origine controllata Vin Santo del Chianti fu inizialmente istituita dal decreto ministeriale del 28 agosto 1997, poi completamente riformata il 3 novembre 2011, per autorizzare la produzione di vini passiti bianchi e rossi nelle provincie di Firenze, Prato, Siena, Arezzo e Pistoia, divise nelle sottozone Colli Aretini, Colline Pisane, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Montalbano, Rufina e Montespertoli. Da questa denominazione è esclusa quella del Vin Santo del Chianti Classico, che ha un suo disciplinare. La base ampelografica dei passiti bianchi deve essere composta da almeno il 70% di Trebbiano Toscano e Malvasia. Per quanto riguarda le rese massime delle uve queste sono fissate a 11 tonnellate per ettaro e nelle sottozone a 10 tonnellate. I vini hanno colori paglierini, con gamme olfattive molto intense ed aromatiche, come tradizionalmente si riscontra in questi tipi di vini. Al palato possono essere della tipologia o secco, o amabile o dolce, a seconda delle scelte del produttore, comunque con gusti molto persistenti e aromatici.

Le aziende

Falchini è un'azienda della zona di San Gimignano in provincia di Siena, che da quarantanni produce ottimi vini nella zona, soprattutto Vernaccia. Ma vinifica anche un ottimo Vin Santo del Chianti Podere Casale I, dal 60% di Malvasia e il 40% di Trebbiano. È di un bel vestito ambrato brillante, con eleganti profumi di frutta candita, nocciola, pepe bianco e confetture, sfumate dalla menta. Il palato è un bel equilibrio di sapidità e dolcezza, con una bella persistenza al caffè. Si accompagna ottimamente ai bignè con creme e zabaione. La Fattoria di Basciano della famiglia Masi produce in provincia di Firenze il Vin Santo del Chianti Rufina dal 70% di Trebbiano e il 30% di Malvasia, che offrono un bel colore ambrato luminoso. Al naso emerge subito la frutta secca, scorza d'arancia candita e caffè. Al palato è fresco e ben equilibrato, con un finale dolce. Passa cinque anni di affinamento prima di essere servito con le sfogliatelle di mele e castagne. Anche la Fattoria di Grignano vinifica il Vin Santo Ruffina, ma con il 65% di Trebbiano e il restante di Malvasia. Anche qui il vino è ambrato brillante, con buoni aromi di nocciola tostata, incenso e spezie. In bocca possiede un ottimo equilibrio dolce-sapido, abbastanza lungo. Si affina per 60 mesi, e si abbina con le cialde di mandorle e uva passa. Dalla Fattoria Petrolo un ottimo Vin Santo, di un bel oro antico, e un naso fresco di zafferano, pepe bianco, anice e finocchio. Anche lui equilibrato tra freschezza e sapidità, con un finale di torroncino e caramello. Sette anni di affinamento prima della mousse ai datteri. Dall'Agricola Gavioli abbiamo il Vin Santo del Chianti Stoiato dell'Astrone, ottimo prodotto con il classico assemblaggio aiutato anche da un 20% di Malvasia Nera. Ne risulta un colore ambrato spesso, luminoso, con ottimi aromi di frutta secca, albicocche e miele di castagno, finiti con tocchi di vaniglia. Il palato è fresco e di medio corpo, invecchiato per cinque anni. Da abbinare a tutta la pasticceria secca. Per il Vin Santo del Chianti con il Malvasia in purezza dobbiamo acquistare il Malmatico della Tenuta San Vito, di un bel oro brillante, dalle fresche note di pepe bianco, ciliegia sotto spirito, pesca sciroppata e nocciola. Il palato invece è caldo, molto dolce e caramellato, con un finale leggermente affumicato. Anche per lui un dolce con i datteri, il tortino, dopo cinque anni di affinamento nei caratelli. Il Riserva Montalbano Millarium di Tenute Pierazzuoli invece non colpisce per qualita rispetto agli altri vini, comunque con buoni sentori di cedro e sandalo e un palato dolce-acido sfumato da un tocco sapido. Anche per lui bignè allo zabaione.

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Domande frequenti

  • Quali sono i vitigni obbligatori per produrre il Vin Santo del Chianti DOC?
    Per ottenere la denominazione DOC Vin Santo del Chianti, l’assemblaggio deve essere composto prevalentemente da uve bianche autoctone. Nello specifico, la normativa impone che almeno il 70% del blend sia costituito da Trebbiano Toscano e Malvasia Bianca. Questa combinazione garantisce la struttura necessaria per l'appassimento e l'invecchiamento. È importante notare che il Sangiovese non entra nel composition del Vin Santo bianco, ma viene utilizzato esclusivamente per la versione rossa, nota come "Occhio di Pernice". La prevalenza della Malvasia apporta aromi floreali e fruttati, mentre il Trebbiano offre acidità e struttura, fondamentali per l'equilibrio finale del vino passito.
  • Quanto tempo deve invecchiare il Vin Santo del Chianti prima di essere immesso al consumo?
    Il disciplinare prevede un periodo di invecchiamento minimo piuttosto lungo per garantire lo sviluppo delle tipiche caratteristiche passite. Sebbene il testo citi diverse esperienze aziendali che variano dai cinque ai sette anni, la norma generale richiede un affinamento di almeno tre anni a partire dal 1° gennaio dell'anno successivo alla vendemmia. Tuttavia, molte cantine prestigiose scelgono di superare questo minimo, arrivando a cinque, sei o addirittura sette anni di maturazione in botti di legno (caratelli). Questo prolungato contatto con il legno ossida delicatamente il vino, sviluppando quei profili di frutta secca, miele, spezie e nocciola tipici di un Vin Santo di alta qualità, rendendolo complesso e persistente.
  • Qual è la differenza tra Vin Santo del Chianti e Vin Santo del Chianti Classico?
    La distinzione principale risiede nell'ambito territoriale e nei rispettivi disciplinari di produzione. Il Vin Santo del Chianti DOC copre un'area vasta che include le province di Firenze, Siena, Arezzo, Prato e Pistoia, suddivisa in sottozone specifiche come Rufina, Montalbano e Colli Senesi. Al contrario, il Vin Santo del Chianti Classico DOCG è riservato esclusivamente all'area storica del Chianti Classico, delimitata tra le province di Firenze e Siena. Sebbene entrambi siano vini passiti bianchi prodotti con le stesse uve (Trebbiano e Malvasia), il Classico gode di uno status giuridico superiore (DOCG) e spesso riflette le specificità pedoclimatiche più ristrette e rinomate della fascia centrale toscana, distinguendosi per eleganza e concentrazione.
  • Come si presenta il colore e l'odore del Vin Santo del Chianti DOC?
    Al momento dell'imbottigliamento e durante l'invecchiamento, il Vin Santo del Chianti sviluppa una colorazione che va dal giallo paglierino intenso all'ambrato brillante, fino a tonalità dorate o ocra antiche, a seconda degli anni di affinamento. L'aspetto è generalmente limpido e brillante. L'profilo olfattivo è estremamente intenso e complesso, tipico dei vini passiti. Si distinguono chiaramente note di frutta candita (arancia, limone), frutta secca (nocciola, mandorla), miele, spezie dolci e talvolta accenni di erbe aromatiche come menta, incenso o pepe bianco. Questi aromi derivano dall'appassimento delle uve e dalla successiva evoluzione in botte, dove avvengono reazioni chimiche che concentrano gli aromi primari e ne generano di terziari.
  • Quali sono i migliori abbinamenti gastronomici per il Vin Santo del Chianti?
    Il Vin Santo del Chianti, grazie alla sua dolcezza variabile (da amabile a dolce) e alla buona acidità residua, si abbina perfettamente alla pasticceria secca e alle creme. È ideale con bignè, zabaione, sfogliatelle, cialde di mandorle e uvetta. Ottimo anche con dolci alla frutta secca, come quelli a base di castagne, fichi o datteri, e con formaggi stagionati o erborinati per creare contrasti sapidi affascinanti. La persistenza aromatica del vino pulisce il palato dalla ricchezza dei dolci. Evitare abbinamenti con piatti salati pesanti o carni rosse, poiché la dolcezza del vino potrebbe risultare stucchevole; la tradizione toscana lo riserva quasi esclusivamente come vino da dessert o da meditazione.

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