Il panorama

Vino bianco emiliano-romagnolo

Ortrugo

Nei Colli Piacentini, il vitigno Ortrugo, recentemente riscoperto per la vinificazione in purezza, inizia ad avere un discreto successo, grazie alla produzione di vini di buon pregio.

di Redazione

07 novembre 2011

La zona vinicola

La produzione del Ortrugo DOC viene effettuata sui Colli Piacentini, in una parte di territorio della provincia di Piacenza. Il territorio è molto vario, geologicamente non omogeneo, composto da numerose vallate e rilievi, con differenze di altitudine, di esposizione, climi e microclimi. La coltivazione della vite era già praticata secoli prima della nascita di Cristo, dalle prime popolazioni celtiche, galliche e cisalpine, che popolavano il nord Italia precedentemente la dominazione della Roma antica, come testimoniano numerosi reperti fossili di vinaccioli e radici nella zona. Con la conquista romana si è arrivati poi a una coltivazione e commercializzazione dei vini piacentini molto più estesa e sviluppata, come attestano numerose documentazioni in latino, tra cui addirittura una citazione del Senato di Roma origine di una disputa politica tra Marco Tullio Cicerone e Lucio Calpurnio Pisone, nativo di Piacenza. Lo sviluppo e il commercio dei vini piacentini raggiunse anche la Francia del 1200, e nel 1391, nel "corpus" degli antichi Statuti del comune di Piacenza, furono stabilite le prime severe regole contro le frodi per la tutela del vino.

I vitigni

Il vitigno impiegato per la produzione di questo vino bianco è l'Ortrugo, vinificato in purezza o affiancato per una piccola percentuale del taglio dalle altre uve autcotone e nobili, autorizzate nella regione Emilia-Romagna. L'Ortrugo è un vitigno autoctono che produce vini di buona qualità, coltivato da secoli sulle colline piacentine ma che sembrava sulla via dell'estinzione e una volta usato solo nel taglio del Malvasia. Riscoperto all’inizio degli anni Settanta, grazie a nuove vinificazioni sperimentali, è passato oggi un uva di pregio per le vinificazioni in purezza. Il vitigno è decisamente vigoroso, di alta produttività costante. Preferisce i terreni poveri collinari dove, ridotta sensibilmente la produttività, riesce a fornire qualità. Ha un acino medio, con buccia spessa e molto resistente, giallo-verdastra leggermente punteggiata. Ha bisogno di terreni a medio impasto, moderatamente calcarei e non umidi, soprattutto in maturazione. Preferisce il sistema di allevamento migliore è il Guyot con potatura mista. Il nome deriva dal dialettale ortr ug, cioè “altra uva”, chiamato così per distinguerlo dalla Malvasia.

L'Ortrugo DOC bianco

La denominazione di origine controllata Ortrugo è stata istituita con il decreto ministeriale del 21 luglio 2010, per autorizzare la produzione di vini bianchi, anche in tipologia frizzante e spumante, in alcuni comuni della provincia di Piacenza. La base ampelografica autorizzata è composta dal vitigno Ortrugo per almeno il 90 % dell'assemblaggio, a cui possono concorrere le uve dei vitigni a bacca di colore analogo, non aromatiche, autorizzate in Emilia-Romagna, fino ad un massimo del 10%. Le rese massime del vitigno devono essere di 12 tonnellate per ettaro e garantire un titolo alcolico naturale minimo di 10,5% vol. Le operazioni di vinificazione, incluse quelle di spumantizzazione dei vini spumate, possono essere effettuate in provincia di Piacenza e nel comune di Rovescala in provincia di Pavia. L'Ortrugo è un vino dal colore paglierino chiaro tendente al verdognolo, con odore delicato e caratteristico e sapore secco o abboccato, retrogusto amarognolo, tranquillo. Si abbina molto bene con antipasti assortiti, anche a base di salumi o pesci affumicati e verdura. Nell'Ortrugo Frizzante troviamo le stesse caratteristiche, ma con sapore fresco, fine, gradevole con retrogusto amarognolo. La spuma è evanescente. L'Ortrugo Spumante resta di colore paglierino chiaro tendente al verdognolo e odore delicato e caratteristico. Il sapore può essere Brut o secco o abboccato, con retrogusto amarognolo. La spuma è persistente. Ottimo con i formaggi molli, piatti a base di uova e pesce.

Le aziende

La Torretta vinifica un Ortrugo Frizzante in purezza di colore giallo paglierino, con profumi intensi e delicato di acacia e biancospino. Il sapore è secco, sapido, abbastanza caldo, leggermente frizzante. Buona la struttura per accompagnare gli antipasti delicati, le minestre asciutte, i frutti di mare, il pesce in generale ed i formaggi teneri. Anche in aperitivo. La temperatura di servizio è di circa 8°C. Romagnoli vinifica l'Ortrugo ottenendo un bel colore paglierino con riflessi verdognoli. Il profumo è un delicato composto di frutti esotici con ananas in primo piano, aromatico, mentre al palato si prolunga questa sensazione fruttata con delicatezza e freschezza. Da abbinare a piatti saporiti, carpacci di pesce e fritture. Ferrari & Perini producono un Ortrugo Vivace vestito di paglierino con una spuma viva. L'olfatto apre ai fiori di campo, e la frutta bianca, susine in modo particolare. Il palato è equilibrato, tra sapidità e freschezza e un finale amarognolo. Da abbinare alle zuppe non saporite e i pesci lessati.

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Domande frequenti

  • Qual è l'origine del nome "Ortrugo" e perché è stato riscoperto?
    Il nome Ortrugo deriva dal dialetto locale 'ortr ug', che significa 'altra uva'. Questo appellativo fu utilizzato storicamente per distinguere questo vitigno dalla più famosa Malvasia, con cui veniva spesso mescolato. Per decenni, l'Ortrugo ha subito un declino, rischiando l'estinzione, poiché era considerato un'uva secondaria destinata quasi esclusivamente agli assemblaggi. Tuttavia, all'inizio degli anni Settanta, grazie a sperimentazioni enologiche volte a valorizzarne le caratteristiche intrinseche, è stata avviata la vinificazione in purezza. Questa scelta ha rivelato un profilo aromatico distinto e una buona struttura, portando il vitigno a riguadagnare prestigio e a diventare protagonista assoluto della produzione vinicola nei Colli Piacentini.
  • Come si presenta un vino Ortrugo DOC al naso e al palato?
    L'Ortrugo DOC si distingue per un colore paglierino chiaro, talvolta con lievi riflessi verdognoli. Al naso offre un profumo delicato e caratteristico, che può variare da note floreali a sentori fruttati a seconda dell'invecchiamento e dello stile. Al palato si presenta prevalentemente secco, sebbene esistano anche versioni abboccate, con un sapore fresco e sapido. Una nota distintiva è il retrogusto amarognolo, che conferisce struttura e longevità al gusto. Esistono diverse tipologie: il Tranquillo, il Frizzante (con spuma evanescente e grande freschezza) e lo Spumante (con spuma persistente e note eleganti), ognuno capace di esprimere sfumature diverse pur mantenendo l'impronta varietale tipica del vitigno autoctono piacentino.
  • Con quali cibi è consigliato abbinare l'Ortrugo?
    Grazie alla sua acidità vivace e al retrogusto amarognolo, l'Ortrugo è estremamente versatile in tavola. Si abbina eccellentemente con gli antipasti assortiti, specialmente quelli a base di salumi tipici piacentini o pesce affumicato. È ideale anche con verdure crude o cotte, carni bianche leggere e piatti a base di uova. Per le versioni Frizzante e Spumante, l'abbinamento perfetto include i formaggi molli, i crostacei, i frutti di mare e le fritture, dove la bollicina e la freschezza puliscono il palato. Inoltre, grazie al suo carattere vivace, si presta perfettamente come vino da aperitivo, magari servito a una temperatura di 8°C per esaltarne la mineralità e la fragranza.
  • Quali sono le caratteristiche agronomiche del vitigno Ortrugo?
    L'Ortrugo è un vitigno vigoroso e ad alta produttività costante, originario delle colline piacentine. Predilige terreni collinari poveri, di medio impasto e moderatamente calcarei; in questi ambienti, riducendo artificialmente le rese, riesce a concentrare meglio gli aromi e migliorare la qualità dell'uva. L'acino è di media grandezza, con buccia spessa e resistente, di colore giallo-verdastro leggermente punteggiato. Il sistema di allevamento più indicato è il Guyot, preferibilmente con potatura mista, per gestire la vegetazione e ottimizzare l'esposizione dei grappoli. Non ama i terreni troppo umidi, specialmente durante la fase di maturazione, poiché ciò potrebbe diluire i sapori e aumentare il rischio di malattie crittogamiche.

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