La Campania vinicola

Vino rosso campania

Castel San Lorenzo

In questa zona i viticoltori fanno affidamento su due grandi vitigni, il Barbera e il Sangiovese, in controtendenza rispetto al resto della Campania. I risultati sono comunque ottimi, e il vino da tenere nella dovuta considerazione soprattutto in previsione futura.

di Redazione

17 ottobre 2011

La zona vinicola

L'area di interesse vinicolo del Castel San Lorenzo DOC è una regione montuosa in Campania meridionale che si estende come una penisola tra i golfi di Salerno e Policastro, anticamente parte della Lucania. La zona è limitata a nord dalla catena dei monti Alburni e ad est dal Vallo di Diano. La zona presenta una morfologia varia, formata da montagne e pianure, che si affacciano sul Tirreno con falesie e piccole spiagge sul litorale e rilievi calcarei nell'entroterra. Il territorio è colmato da sedimenti fluvio-lacustri e detritici il cui spessore non supera i 150 metri, ed è caratterizzato superiormente da alternanze limoso-sabbioso-ghiaiose e raramente da depositi calcareo-detritici cementati. La catena montuosa è caratterizzata da rilievi carbonatici che raggiungono delle quote comprese tra i 1200 ed i 1400 m. Ad occidente sono presenti, invece, i massicci carbonatici dell’Unità Alburno-Cervati le cui sommità, enormemente appiattite, hanno favorito l’instaurarsi del glacialismo prima e del carsismo successivamente. La zona è forse tra le pochissime a non fare affidamento sui vitigni autoctoni campani.

I vitigni rossi

I vitigni rossi principali utilizzati per produrre questo vino sono il Barbera e il Sangiovese. Il Barbera ha le sue origini nel Monferrato dove ancora oggi è senza dubbio quello maggiormente coltivato. Nulla si può dire di sicuro sulla sua origine pur essendo un vitigno molto importante e diffuso. Sembra che la sua prima citazione risalga all'inizio del VI secolo d.C. nei catasti di Chieri e di Nizza. Quanto al nome, secondo una recente interpretazione, deriva dall'incrocio tra la parola barba, usata per descrivere il suo complesso sistema di radici, e il termine dialettale albéra, che sta a indicare i siti boscosi dove le viti furono impiantate in sostituzione degli alti alberi. Può essere vinificato sia da solo che in assemblaggio visto che è caratterizzato da una grande duttilità. Le sue uve, dotate di elevata acidità fissa, per questo sono utilizzate anche per la produzione di spumanti (soprattutto bianchi), per vini novelli (grazie alla buona dotazione antocianica e la scarsità di tannini) , per rossi giovani e frizzanti, per vini tranquilli di medio corpo e, infine, con uve ben mature ed affinamento più o meno prolungato nel legno per rossi ricchi e generosi, non di rado di grande eleganza. I vini sono in genere color rubino carico, dai profumi intensi, vinosi e fruttati. Nelle zone più adatte è possibile ottenere un vino ricco di struttura e di corpo adatto anche a sopportare un invecchiamento. Negli ultimi anni è stata usata con successo l'affinamento in barriques che ha segnato una tappa importante nella storia di questo vitigno.

Il Castel San Lorenzo DOC rosso

La denominazione di origine controllata Castel San Lorenzo è stata istituita dal decreto ministeriale del 6 novembre 1991, per autorizzare la produzione di vini bianchi, rossi e rosati nei territori comunali di Castel San Lorenzo, Bellosguardo, Felitto, ed in parte quello dei comuni di Aquara, Castelcivita, Roccadaspide, Magliano, Vetere e Ottati tutti in provincia di Salerno. Le uve iscritte al disciplinare sono il Barbera che deve essere presente dal 60 all’80% con il Sangiovese, presente dal 20 al 30% nell'assemblaggio a cui possono concorrere alla produzione gli altri vitigni a bacca rossa autorizzati per la provincia di Salerno, fino ad un massimo del 20%. Sono idonei all’iscrizione all’Albo unicamente i vigneti ubicati su terreni ben esposti, con esclusione di quelli di fondovalle. Le rese massime autorizzate sono fissate a 10 tonnellate per ettaro. Le tipologie autorizzate sono il Rosso e il monovitigno Barbera, anche nella versione Riserva, quando il vitigno è presente per almeno l'85% nell'assemblaggio. Il Castel San Lorenzo Barbera se sottoposto ad un periodo di invecchiamento minimo di due anni di cui almeno sei mesi in botti di legno, a decorrere dal 1° novembre dell’annata di produzione delle uve e commercializzato con un titolo alcolometrico volumico totale minimo di 12,50%, può riportare in etichetta la qualificazione Riserva. Il Castel San Lorenzo Rosso è di colore rosso rubino più o meno intenso con profumo vinoso, caratteristico, a volte fruttato. Il sapore è asciutto, leggermente acidulo, giustamente tannico armonico. Per lui a tavola il coniglio alla ischiatana, la trippa alla napoletana, l'abbacchio, i formaggi semiduri e i salumi. Il Castel San Lorenzo Barbera ha colore rosso rubino più o meno intenso. Il profumo è vinoso, caratteristico, gradevole, intenso con sapore asciutto, giustamente tannico e leggermente acidulo. Nel Barbera riserva il colore rosso rubino tende al granata, mentre il profumo è etereo, intenso e persistente. Il sapore è asciutto, tannico, di corpo, vellutato ed armonico. A tavola si abbina con carni rosse, selvaggina, salumi e formaggi duri anche nella tipologia Riserva.

Le aziende

Le Cantine Russo si distinguono per il Barbera dalla buona acidità e il gusto tannico. Con adeguati periodi di affinamento si smussano le note più acerbe a favore di un profumo ed un gusto capaci di raggiungere livelli di eccellenza. Le uve sono coltivate biologicamente. Va servito ad una temperatura non superiore ai 15°c, stappandolo due ore prima di mescere. E' ideale con selvaggina e formaggi stagionati. Da alcuni anni la piccola azienda a conduzione biologica di Roccadaspide vinifica il Castel San Lorenzo in queste colline alle spalle di Paestum, molto vocate all’agricoltura, con ottima esposizione e buona escursione termica.

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Domande frequenti

  • Perché il Castel San Lorenzo DOC utilizza vitigni internazionali come Barbera e Sangiovese invece di varietà autoctone campane?
    Il Castel San Lorenzo rappresenta un caso unico in Campania, regione tradizionalmente legata a vitigni locali come Aglianico o Piedirosso. Questa scelta derivante da fattori storici e territoriali permette di ottenere vini strutturati e complessi. L'area, situata tra i golfi di Salerno e Policastro, offre condizioni pedologiche e climatiche particolari che si sposano perfettamente con la duttilità del Barbera e la struttura del Sangiovese. I produttori sfruttano questa combinazione per creare profili aromatici distintivi, confermando che la qualità del vino dipende tanto dall'adattamento del vitigno al terroir quanto dalla tradizione locale.
  • Quali sono le differenze sensoriali tra il Castel San Lorenzo Rosso classico e la versione Riserva Barbera?
    Il Rosso classico si presenta con un colore rosso rubino intenso, un profumo vinoso e talvolta fruttato, e un sapore asciutto, leggermente acidulo ma armonico. È un vino immediato, ideale per piatti regionali come la trippa o il coniglio. Al contrario, la versione Riserva Barbera, ottenuta da uve per almeno l'85% e sottoposta a due anni di invecchiamento (di cui sei in legno), mostra un colore che tende al granata. Il profilo olfattivo diventa etereo, intenso e persistente, mentre il palato rivela una struttura più corpulenta, vellutata e tannica, adatta a carni rosse e formaggi stagionati.
  • Come si consiglia di servire il Castel San Lorenzo Barbera per esaltarne le caratteristiche?
    Per apprezzare appieno il carattere del Castel San Lorenzo Barbera, è fondamentale rispettare precise accortezze di servizio. La temperatura ideale non deve superare i 15°C; servirlo troppo caldo accentuerebbe l'alcol nascondendo la freschezza tipica del vitigno. Inoltre, è consigliabile aprire la bottiglia almeno due ore prima della degustazione. Questo tempo di decantazione permette al vino di ossigenarsi dolcemente, ammorbidendo i tannini e liberando i profumi complessi, specialmente nelle annate migliori o nelle versioni affinate in legno. Un corretto servizio trasforma un buon vino in un'esperienza sensoriale completa.
  • Quali abbinamenti gastronomici sono indicati per i diversi tipi di Castel San Lorenzo?
    Gli abbinamenti variano in base alla struttura del vino. Il Castel San Lorenzo Rosso, grazie alla sua acidità e tannicità equilibrata, si sposa egregiamente con la cucina tradizionale campana: coniglio alla ischiatana, trippa alla napoletana, abbacchio, nonché formaggi semiduri e salumi tipici. La versione Riserva Barbera, più strutturata e vellutata, richiede pietanze più impegnative. Si abbina perfettamente a carni rosse cotte lentamente, selvaggina da pelo, salumi di lunga stagionatura e formaggi duri. Questi abbinamenti permettono ai tannini del vino di interagire con le proteine della carne, ammorbidendole e creando un equilibrio gustativo ottimale.
  • Quali sono i requisiti produttivi e geografici per ottenere la denominazione Castel San Lorenzo DOC?
    La DOC Castel San Lorenzo copre specifici comuni della provincia di Salerno, tra cui Castel San Lorenzo, Felitto e Bellosguardo. Il disciplinare impone che il Barbera costituisca dal 60% all'80% dell'assemblaggio, accompagnato dal Sangiovese (20-30%) e fino al 20% di altre uve rosse locali. I vigneti devono trovarsi su terreni ben esposti, escludendo rigorosamente le aree di fondovalle per garantire una migliore insolazione e drenaggio. Le rese massime sono limitate a 10 tonnellate per ettaro per garantire concentrazione. Solo i vini che rispettano questi parametri rigidi di produzione e zonizzazione possono fregiarsi della denominazione di origine controllata.

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