costa amalfi

Vino bianco campania

Costa d'Amalfi

Il Costa d'Amalfi è una denominazione che esprime nei vini bianchi alcune delle produzioni più pregiate d'Italia, con l'impiego della Falanghina e di altri vitigni locali.

di Redazione

04 novembre 2013

La zona vinicola

La zona vinicola della denominazione Costa d'Amalfi DOC fa riferimento chiaramente alla costa della famosa cittadina, ex repubblica marinara, Amalfi appunto, che è ritenuta, a ragione, tra le più reputate della nostra penisola. Oggi conosciuta per la sua bellezza, la costa amalfitana è abitata fin dai tempi più remoti e coltiva la vite a partire dalla colonizzazione greca del VII secolo a.C. La zona poi fu avvantaggiata anche dagli iniziali commerci intrapresi dai Fenici, per poi divenire pianta in stabile parte del territorio romano e quindi essere avvantaggiata dalla grande floridezza che l'impero seppe dare ai commerci e in particolare a quelli del vino. La città dopo l'anno Mille seppe poi riconquistarsi, come tutti sanno, il suo spazio commerciale divenendo una delle potenze marinare dell'epoca con Genova, Venezia e Pisa. Oggi la costa mantiene la sua tradizione vinicola, grazie ad un territorio favorevole alla coltivazione della vite. Geograficamente la zona si presenta come una piccola penisola montuosa con forti dirupi a strapiombo sul mare che trova i suoi confini a meridione con la catena appenninica e il golfo di Salerno e a settentrione con la Piana Campana. Questa piana geologicamente rappresentata da graben da il via alla zona del Costa d'Amalfi, dove l'orografia rileva rocce carbonatiche di età mesozoica come struttura di base sulla quale si sono sedimentati terricci miocenici, da clasti del quaternario e da piroclasti del Pleistocene dovute tutte alla grande attività vulcanica presente nel passato nell'area. Lungo la sua altezza la geologia presenta delle faglie strutturali e delle fratture evidenti andando dal basso più profondo all'alto superficiale della crosta. Quindi si parte in profondità dalle dolomie grigie stratificate passando per per una zona calcarea-dolomitica risalente all'era Giurassica superiore in cui si alterna il calcaree, calcare e il massiccio dolomitico in vari strati. Si passa poi a basamenti calcarei del Cretacico per arrivare a una sedimentazione arenacea miocenica fatta chiaramente di strati compatti di arenarie su cui poi sono posate le coperture clastiche del Quaternario prima dette formate da brecce carbonatiche non compatte anzi friabili con molta presenza di detriti e prodotti erosivi dell'acqua. Per quel che riguarda il clima siamo di fronte alle classiche temperature miti del sud Italia, con inverni caratterizzati da pioggia ed estati calde ma rinfrescate dal mare.

I vitigni bianchi

I vitigni bianchi inseriti nel disciplinare di produzione del Costa D'Amalfi DOC sono il Falanghina e il Biancolella, come uvaggi principali, a cui si aggiungono in misura minore, almeno nominalmente nel disciplinare, le altre uve bianche iscritte all'albo regionale. Il Falanghina è un vitigno molto antico e di origine sconosciuta, che i Romani trovarono già nella regione al loro arrivo senza riuscire a rintracciarne il percorso di approdo in Italia. Il suo nome deriva dal greco falangos che per i Romani divenne phalange con cui si indicavano cose legate ad un palo. Inizialmente era infatti questo il sistema d'allevamento usato. Poi i deve attendere gli inizi dell'Ottocento per ritrovarne una descrizione per mano di Columella Onorati. Uva di successo nel Regno delle Due Sicilia, la Falanghina cadde in declino con l'Unità d'Italia fino a qualche decennio fa, quando attenti viticoltori iniziarono il suo rilancio cambiando i metodi di allevamento, prima troppo produttivi e rivolti più che altro al vino base da distillazione. Così oggi la Falanghina è tornata protagonista con vini di pregio, di bella aromaticità e intensità. I profumi sono quelli della frutta esotica come l'ananas e la banana o della frutta bianca come la mela e la pesca. Sempre presente una nota floreale che viene arricchita anche dagli agrumi. Il suolo vulcanico regala anche profonde sensazioni erbacee e mielate, ottime nelle vinificazioni passite, con sfumature all'anice e alla frutta secca. Notevolmente presente l'aroma di selce e del mentolo. Il Biancolella è un vitigno autoctono della Campania, forse proveniente dalla Corsica, coltivato prevalentemente sull'isola d'Ischia dove viene vinificato anche in purezza. Qui fornisce vini paglierini a riflessi verdi dalla gamma olfattiva semplice, incentrata su delicate erbe aromatiche. Questo lo rende un ottimo compagno nelle vinificazioni del Costa d'Amalfi. Ottimo da abbianra a crostacei e conchiglia, ma anche alle paste al pesce.

Il Costa d'Amalfi DOC bianco

La DOC Costa d'Amalfi ha visto la luce il 10 agosto 1995 e coinvolge nella produzione di bianchi, rossi e rosati i comuni di Vietri, Cetara, Maiori, Minori, Ravello, Scala, Atrani, Tramonti, Furore, Praiano, Positano, Amalfi e Conca dei Marini, tutti in provincia di Salerno. La base ampelografica prevede per il Costa d'Amalfi Bianco, Bianco Passito, Spumante, Ravello Bianco e Tramonti bianco l'impiego della Falanghina e/o del Biancolella per un minimo del 40%, a cui può essere assemblato il restante 60% di uve non aromatiche autorizzate nella provincia di Salerno attraverso il Registro Nazionale. Si possono iscrivere all’Albo solo i vigneti in posizione collinare, ben esposti e non al di sopra dei 650 metri s.l.m., con esclusione dei fondovalle. Le rese non possono essere superiori alle 12 tonnellate per ettaro per tutte le tipologie ad eccezione delle sottozone Ravello e Tramonti dove il limite è di 11 tonnellate per ettaro. Le gradazioni alcoliche minime invece vanno dai 10,00% vol delle tipologie generiche ai 10,50%. Sotto questa denominazione vengono prodotti alcuni dei bianchi più buoni e pregiati d'Italia.

Le aziende

Le aziende che operano sotto la denominazione Costa d'Amalfi riescono a raggiungere livelli eccelsi di qualità come il Costa d'Amalfi Furore Bianco Fiorduva dell'azienda Furore di Marisa Cuomo, un vino fantastico, oro brillante. Naso estremamente elegante con incredibili profumi di ginestra e albicocche mature, maracujia e vaniglia. Il palato sorprende per l'equilibrio fresco-sapido e la ricchezza dell'assaggio. Notevole struttura e invecchiamento in botte di circa 3 mesi. Ottimo con gli involtini di pesce spada.

Naviga per:

Domande frequenti

  • Quali sono i vitigni principali utilizzati per produrre il Costa d'Amalfi bianco?
    Il Costa d'Amalfi Bianco si basa principalmente sull'uso di due vitigni autoctoni campani: la Falanghina e il Biancolella. Secondo il disciplinare, questi due vitigni devono costituire almeno il 40% dell'assemblaggio. Il restante 60% può essere completato da altre uve bianche non aromatiche autorizzate nella provincia di Salerno. La Falanghina porta struttura e aromi complessi, mentre il Biancolella, spesso coltivato anche a Ischia, aggiunge note erbacee e delicatezza, creando un equilibrio unico tipico della Costiera.
  • Come influisce il terreno vulcanico e geologico sui profumi del vino?
    La zona del Costa d'Amalfi si sviluppa su un substrato complesso che include rocce carbonatiche, arenarie e depositi clastici derivanti dall'antica attività vulcanica. Questa composizione pedologica conferisce ai vini bianchi caratteristiche distintive: oltre agli aromi fruttati di pesca, mela e agrumi, si risentono chiaramente note minerali di selce, sentori erbacei e sfumature mielate. In particolare, la Falanghina coltivata su questi suoli mostra una spiccata sapidità e una struttura che ricorda l'anice e la frutta secca, rendendola ideale anche per vinificazioni passite.
  • In quali comuni della provincia di Salerno viene prodotto il Costa d'Amalfi DOC?
    La Denominazione di Origine Controllata Costa d'Amalfi comprende undici comuni situati lungo la costiera salernitana: Vietri sul Mare, Cetara, Maiori, Minori, Ravello, Scala, Atrani, Tramonti, Furore, Praiano, Positano, Amalfi e Conca dei Marini. I vigneti devono trovarsi in posizione collinare, ben esposti e mai al di sopra dei 650 metri s.l.m., escludendo rigorosamente i fondovalle. Questa distribuzione geografica garantisce l'esposizione ottimale al sole e alla brezza marina, fattori cruciali per la maturazione equilibrata delle uve.
  • Quali sono i limiti di resa e le caratteristiche organolettiche tipiche?
    Per garantire la qualità, il disciplinare impone un massimo di 12 tonnellate per ettaro per le tipologie generiche, mentre le sottozone Ravello e Tramonti hanno un limite più restrittivo di 11 tonnellate per ettaro. I vini risultano generalmente eleganti, con una gradazione alcolica minima che varia dal 10% al 10,5%. Un esempio emblematico è il 'Fiorduva' di Marisa Cuomo, che evidenzia un naso complesso di ginestra, albicocca e maracuja, unito a un palato fresco-sapido e strutturato. L'invecchiamento in botte breve (circa 3 mesi) preserva la freschezza aromatica mantenendo la potenza del vino.
  • A quali piatti si abbina meglio il Costa d'Amalfi bianco?
    Grazie alla sua acidità vivace e alla sapidità minerale, il Costa d'Amalfi bianco è eccellente in abbinamento con i frutti di mare. Si consiglia particolarmente con crostacei, molluschi e conchiglie, nonché con primi piatti a base di pesce. La versione strutturata e leggermente affinata in legno, come quella ottenuta con la Falanghina, si sposa magnificamente anche con preparazioni più complesse come gli involtini di pesce spada. La componente erbacea del Biancolella, quando presente, aiuta a pulire il palato da grassi e sapori intensi tipici della cucina costiera.

Potrebbe interessarti anche